D'Alì e la mafia. Comincia oggi il processo con rito abbreviato
L’udienza si terrà davanti al Gup di Palermo, Giovanni Francolini. Il Gup lo scorso maggio, dopo molti rinvii, accolse la richiesta degli avvocati Gino Bosco, Stefano Pellegrino e Arianna Rallo, difensori dell’ex sottosegretario all’Interno, di procedere con il giudizio abbreviato. “Ho scelto il rito abbreviato perché voglio uscire subito da questa vicenda. Non ho motivo di temere nulla e gli atti depositati al processo, infatti, certificano lamia estraneità ai fatti contestati. Spero che al più presto questo processo venga chiuso e venga dimostrata la mia innocenza”, ha spiegato D'Alì. Tante le richieste di costituzione di parte civile erano state presentate nel corso delle udienze interlocutorie. Francolini per difetto di legittimazione, non aveva ammesso però la richiesta di costituzione di parte civile di cinque associazioni come “Libera”, “Io non pago il pizzo”, il Centro “Pio La Torre”, Antiracket Marsala e Antiracket Castellammare. L’unica parte civile in questo momento è il Comune di Caste
llammare del Golfo.
D’Alì è accusato di aver avuto rapporti con le cosche trapanesi. Il tutto parte da una indagine della DDA di Palermo. Tra gli altri fatti contestati a d’Alì c’è il trasferimento dell’ex prefetto di Trapani Fulvio Sodano ad Agrigento, trasferimento avvenuto dopo l’opposizione di Sodano alla vendita di società sequestrate a Cosa nostra. Ci sono poi alcuni appalti che secondo l'accusa sarebbero stati pilotati a favore di imprese al centro dell’asse mafia-politica. Così come tra i fatti contestati c’è la vendita fittizia di un terreno ai Messina Denaro, quando lavoravano come campieri nelle proprietà della famiglia d’Alì. Fatti lontani e vicini che coinovolgono il senatore trapanese il cui nome in questi ultimi anni è comparso in molte indagini antimafia del trapanese. Nell’attività di indagine svolta dalla difesa di Antonio d’Alì sono state raccolte anche le dichiarazioni dell’ex direttore del Dis (Dipartimento informazione per la sicurezza), Gianni De Gennaro, e del generale dei carabinieri Carmelo Burgio, ex comandante provinciale a Trapani. “De Gennaro - dice l’avvocato Pellegrino - ha affermato di non aver mai incontrato il nomedel senatore D’Alì nelle sue articolate e complesse indagini antimafia”. Con il rito abbreviato le udienze si svolgeranno in tempi ravvicinati ed è possibile che la sentenza arrivi prima della fine dell'anno.
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