Processo a D'Antoni: "Ecco le anomalie della gara". Riciclaggio: chiede l'abbreviato la moglie del boss Melodia
L'accusa per lui è di abuso d'ufficio. L'altra volta il titolare dell'azienda vincitrice, Renato Vivona ha dichiarato di non conoscere Gaetano D’Antoni e di non averlo mai neanche incontrato. Ma dal racconto invece dell'ufficiale della Finanza emerge un altro quadro: "Le ditte invitate furono solo cinque. Di queste, quattro non erano in grado di svolgere il servizio perchè avevano sede a Palermo". E questo si sapeva, ed è all'origine dell'accusa. Ma Bertolino ha aggiunto un altro dato: "Due dipendenti della società vincitrice dell'appalto anomalo furono poi successivamente assunti all'Asp". La gara riguardava l’assegnazione del servizio di conduzione e manutenzione di un battello pneumatico da adibire a soccorso in mare. Nella sola provincia di Trapani erano presenti, al momento dell’espletamento della trattativa privata, almeno 141 imprese, 48 delle quali con sede nell’arcipelago delle Egadi, in grado di svolgere il servizio. Per l’acquisto del battello, ha rilevato Bertolino, erano state invitate ben 18 ditte. Alla trattativa privata prese parte una sola ditta. La direzione sanitaria decise, per ragioni di urgenza, di non procedere ad un’ulteriore gara affidando il servizio all’unica società partecipante previa richiesta di uno sconto. La somma concordata, ha rilevato Bertolino, era notevolmente superiore al limite massimo consentito per le trattative private. L’accordo fu rinnovato l’anno successivo per dodici mesi e una terza volta per soli tre mesi. Dopo avere affidato il servizio ad altra ditta, l’Azienda sanitaria decise successivamente di provvedere con proprio personale. Due dei tre lavoratori assunti, ha rilevato Bertolino, erano ex dipendenti della prima ditta aggiudicataria.
ACCURSIO. Anna Maria Accurso, moglie del boss Antonino Melodia, capo del mandamento di Alcamo, ha chiesto di essere giudicata con il rito abbreviato. La donna è accusata di avere riciclato denaro sporco proveniente dall’attività estorsiva condotta dalla famiglia mafiosa nel territorio di Alcamo. Da qui anche l'aggravante di aver agevolato gli interessi della cosca. L’istanza è stata depositata ieri dal difensore, l’avvocato Vito Di Graziano. La posizione di Accursio è stata stralciata rispetto al procedimento principale, quello scaturito dall'operazione antimafia Dioscuri, che vede alla sbarra alcuni presunti esponenti della cosca, chiamati a rispondere di una serie di estorsioni e danneggiamenti ai danni di commercianti ed artigiani di Alcamo. Il pubblico ministero Carlo Marzella ha chiesto nelle settimane scorse, al termine della sua requisitoria, sei condanne ed un’assoluzione. La sentenza è attesa per la fine di ottobre. Il processo a carico di Anna Maria Accurso sarà invece definito il prossimo 17 dicembre.
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