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| 08/08/2026
Questa lettera ripropone il tema dell’omosessualità, di cui s’è parlato più volte e abbastanza diffusamente su Riforma e anche, una o due volte, su questa rubrica. A me pare, francamente, che non sia il caso di riaprire il dossier, non perché l’argomento sia chiuso o perché non meriti parlarne, ma perché è già stato ampiamente trattato: riprenderlo vorrebbe dire ripetere cose già dette e ridette più volte. Vorrei però ugualmente rispondere al nostro lettore, affrontando non il tema dell’omosessualità, su cui s’è già detto – mi sembra – abbastanza, ma quello dell’autorità della Bibbia nella nostra chiesa, che soggiace alla lettera e che sicuramente merita di essere sollevato. Spero che questa scelta non dispiaccia al nostro lettore. Prima però di parlare dell’autorità della Bibbia nella nostra chiesa, desidero fare due brevi osservazioni in margine a quello che il nostro lettore scrive sull’omosessualità. [a] La prima è questa: può darsi che in «certi ambienti» (ma quali? Perché non essere più espliciti?) coloro che manifestano posizioni critiche nei confronti dell’omosessualità siano – cito dalla lettera – «calunniati, ridicolizzati, messi in cima alla lista dei peggiori nemici dell’evangelo, della chiesa e della società». Devo presumere che il nostro lettore abbia fatto, in «certi ambienti », esperienze molto negative che l’hanno indotto a denunciare la situazione che egli descrive. È triste dover constatare ancora una volta che persone intolleranti, faziose, o semplicemente ignoranti esistono dappertutto, purtroppo anche in ambienti che si considerano cristiani. Detto questo, però, a me non pare che l’ostracismo che egli segnala e che colpirebbe coloro che criticano l’omosessualità, sia un fenomeno così diffuso da costituire un pericolo reale, neppure in un paese su certe questioni ancora così incivile come il nostro. Piuttosto è da segnalare il pericolo opposto: stando a quello che leggiamo sovente sui giornali, in Italia esiste ancora, anche qui in certi ambienti, una buona dose di omofobia, cioè di malcelata, sorda ostilità nei confronti di persone omosessuali, che spesso diventa commento malevolo, canzonatura, disprezzo, emarginazione, con esiti talvolta tragici, come nel caso (l’ultimo di tanti) del ragazzo quindicenne, che per le violenze verbali subite in quanto «gay», si è impiccato. [b] La seconda osservazione è questa: il nostro lettore sovrappone e (così almeno mi sembra) alla fine confonde temi e problemi che dovrebbero restare accuratamente distinti. Una cosa è ritenere discutibile, o senz’altro sbagliata, o quanto meno affrettata la decisione sinodale di autorizzare la benedizione liturgica di coppie omosessuali, prima di averne chiarito il significato e la portata e di conoscerne la formulazione; una cosa molto diversa è identificare l’omosessualità come «male», come mi sembra faccia il nostro lettore, se ho letto bene quanto egli scrive: una identificazione del genere non la condivido affatto. Ma, ripeto, queste sono solo due note marginali, perché il tema di questo dialogo non vuole essere l’omosessualità, ma l’autorità della Scrittura nella nostra chiesa. Nell’ormai lontano 1985, l’allora professore di Nuovo Testamento all’università di Zurigo Jean Zumstein, pubblicò un piccolo libro presto esaurito dal titolo allarmato e allarmante – quasi un’invocazione accorata, o un vero Sos: Salvate la Bibbia! Perorazione per una lettura rinnovata (Sauvez la Bible! Plaidoyer pour une lecture renouvelée). Benché vecchio di 27 anni (per la maggior parte dei libri che si pubblicano oggi sono tantissimi), questo libretto di appena 67 pagine non è minimamente invecchiato. L’autore ritiene che il protestantesimo in generale in tempi recenti abbia «perso contatto con la Bibbia, senza la quale esso non è nulla» (p. 6): un giudizio, come si vede, radicale, ma tutt’altro che campato in aria. Non solo, ma i pastori protestanti (certo non tutti, ma neppure pochi) «non hanno più una chiara coscienza del valore e del ruolo della Bibbia, né una volontà decisa di mantenerla al centro della Chiesa» (p. 6). Questa situazione che appare qua e là nel protestantesimo diventa,
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