Inizia oggi, davanti al Tribunale di Trapani, il processo per quattro giovani, di età tra i 22 e i 26 anni, rinviati a giudizio con l'accusa di omicidio colposo perchè, secondo la Procura, non avrebbero soccorso un loro amico che si sentì male - e infatti poco dopo morì - dopo aver consumato della droga con loro.
I fatti risalgono al 5 Marzo del 2009. Salvatore, la giovane vittima, aveva assunto della droga con gli amici, poi cominciò a manifestare i sintomi dell'intossicazione, ma gli amici, anzichè accompagnarlo subito al pronto soccorso, dove poteva essere salvato, preferirono aspettare - magari perchè in preda anche loro agli effetti dello stupefacente - e si accorsero dello stato dell'amico solo la mattina dopo. E anche lì, il comportamento fu meschino: Salvatore fu abbandonato in ospedale. Le sue condizioni erano però ormai compromesse. Salvatore morì qualche ora dopo il ricovero per arresto cardiocircolatorio. Un ricovero tempestivo avrebbe permesso di somministrare al giovane dei farmaci, in particolare il Narcan, che avrebbero consentito di salvarlo.
UMMARI. C'è grande attesa a Trapani per gli sviluppi di quello che è stato, fino ad ora, il fatto di cronaca nera dell'anno, e cioè l'omicidio di padre Di Stefano, assassinato al borgo Livio Bassi di Ummari lo scorso 28 Febbraio. Oggi o forse domani l'unico sospettato, Antonino Incandela, 32 anni, sarà ancora una volta sentito dai magistrati. Che sia stato lui ci sono pochi dubbi. Qualche perplessità rimangono sui futili motivi che hanno portato l'uomo a compiere il gesto animale di scagliarsi contro quell'anziano sacerdote che dormiva nel letto della sua canonica, colpendolo ripetutamente a bastonate. Incandela ha detto che si sentiva offeso dalle omelie di Don Michele, che lo conosceva e ne aveva sempre biasimato i comportamenti poco civili (Incandela ha precedenti per danneggiamento e incendio). Incandela è probabile che, d'accordo con il suo difensore, l'avvocato Orazio Rapisarda,scelga di chiedere il rito abbreviato. E' reo confesso, e con questa richiesta eviterebbe l'ergastolo e un sostanziale sconto di pena. L'istanza verrà ufficializzata solo dopo il deposito della richiesta di rinvio a giudizio. Piccola curiosità: Il sostituto procuratore Massimo Palmeri, titolare dell'inchiesta, contesta ad Incandela, oltre all'omicidio ed alla rapina, anche una decina di furti compiuti nei giorni seguenti al delitto. Sempre Palmeri è convinto che in realtà il movente dell'omicidio non era quello di "dare una lezione al prete che parlava troppo nelle sue omelie", ma di derubare proprio Don Michele. E' questo forse il punto principale che si cercherà di chiarire.