Il Tribunale della libertà di Palermo ha respinto l’istanza di remissione in liberta presentata dall’avvocato Giuseppe Cavasino per il 70enne Calogero ‘’Gino’’ Giacalone, imprenditore marsalese nel settore del calcestruzzo posto agli arresti domiciliari, lo scorso 6 febbraio, per bancarotta fraudolenta dai militari della sezione di pg della Guardia di finanza della Procura. Il Tribunale della libertà ha, quindi, dato ragione agli inquirenti. Dichiarato fallito già nel 1986, l’imprenditore arrestato (in passato già condannato per bancarotta, nonché per reati tributari e corruzione di minorenni), secondo l’accusa, avrebbe celato il suo status di fallito, costituendo, negli anni, diverse società per la produzione e la commercializzazione del calcestruzzo, anche queste poi dichiarate fallite dal Tribunale di Marsala, intestandole a prestanomi e accumulando debiti per diversi milioni di euro. Giacalone, secondo quanto emerso dall’indagine, avrebbe celato il suo status di fallito, costituendo, negli anni, diverse ditte (‘’Sud Asfalti’’, ‘’Calcestruzzi Strasatti’’, ‘’Ibc Impianti’’ e ‘’Bicam’’, poi anche queste collassate e dichiarate fallite) i cui titolari sarebbero stati delle semplici ‘’teste di legno’’. Il complesso aziendale, infatti, era sempre lo stesso: al civico 367/A di contrada Strasatti.
Processo a Bellitteri e Sieri, testimonia investigatore
Il luogotenente dei carabinieri Alberto Furia ha testimoniato nell’ultima udienza del processo che, in Tribunale, vede imputati Massimo Bellitteri e Antonino Sieri con le accuse di usura, estorsione e minacce in danno di Antonio Ignazio Correra. Il sottufficiale dell’Arma si occupò dell’indagine scattata dopo la denuncia del Correra, a sua volta, poi, sotto processo con varie accuse (diversi episodi di truffa e ricettazione di assegni rubati). ‘’Nel giugno 2008 – ha dichiarato Furia rispondendo alle domande del pm Sabrina Carmazzi – Bellitteri e Sieri vennero sorpresi mentre si facevano consegnare una busta con 27 mila euro in contanti da Correra’’. L’investigatore ha, inoltre, parlato gli esiti delle intercettazioni e delle minacce che gli imputati avrebbero rivolto a Correra. ‘’Minacce – dice l’avvocato Francesco Messina, legale di Correra – anche con l’uso di una pistola giocattolo, ritrovata dai carabinieri nella rivendita di auto di Andrea Colla, rivolte per farsi consegnare denaro e convincerlo, anche con botte e schiaffi in una occasione, il 26 maggio 2008 captata dal controllo ambientale, a impossessarsi di una Mercedes ML che era stata pagata da Correra all’Auto 4 di Colla per 51 mila euro con assegno acquisito agli atti del processo e per l’acquisto della quale era stato ottenuto un falso finanziamento di 35 mila euro dalla Santander’’. Ma per gli avvocati Salvatore Fratelli e Paolo Paladino, difensori di Bellitteri e Sieri, ‘’l’attività di indagine difensiva e le prove raccolte in dibattimento e nei numerosi processi a carico di Correra hanno fatto emergere elementi importanti che mettono in luce gravi errori nelle indagini e proiettano una luce del tutto diversa sui fatti’’. I due legali affermano che riusciranno a dimostrare l’innocenza dei due imputati.
Processo ad salemitano per violenza sessuale.
E' cominciato a Marsala davanti il Collegio penale (giuidici Gulotta, Pierini, Moricca), il processo per violenza sessuale che vede coinvolto un quarantenne salemitano, le cui iniziali sono P.M. Dopo l'apertura del dibattimento e le richieste istruttorie, è stata escussa la parte offesa A.F.. I fatti risalgono al 2011.
Secondo il racconto della ragazza, la stessa, in cerca di lavoro si sarebbe rivolta ad una conoscente di nazionalità rumena.
Questa ultima, a sua volta avrebbe indirizzato la ragazza presso il P.M., essedo lo stesso amico del gestore di un bar di Vita.
Dopo l'incontro e le presentazioni, la ragazza assieme all'imputato, a bordo della sua autovettura, si sarebbe diretta presso l'esercizio commerciale, scoprendo che il gestore non era informato di tale situazione.
Sempre a detta della ragazza, al ritorno, a bordo della autovettura, l'imputato avrebbe tentato di abusare della stessa, dapprima cercando di toccarla e poi, dopo il rifiuto, offendendola e afferrandola per un braccio, perchè non scendesse dalla vettura.
Riuscita a divincolarsi, la stessa sarebbe scappata e avrebbe cercato aiuto presso una abitazione nelle vicinanze.
"Il racconto - dichiara l'avvocato Vito Cimiotta, che difende l'imputato insieme all'avvocato Stefano Venuti - seppur preciso, desta alcune perplessità. Tra l'altro alla parte offesa è stato mostrato un fascicolo fotografico, dal quale la stessa non è riuscita, con certezza a riconoscere il giovane imputato".
La parte offesa non si è costituita parte civile.