19/04/2014 06:04:00

Scandalo Ciapi in Sicilia. Sequestro da 100 milioni di euro

 Nuovi sviluppi nell’ambito dell’inchiesta sullo scandalo “Ciapi“, l’ente di Formazione professionale che avrebbe intascato illecitamente fondi per progetti mai realizzati, sfociata nell’esecuzione di 17 ordinanze di custodia cautelare per irregolarità nelle procedure di aggiudicazione di appalti nel settore degli eventi pubblici in Sicilia e per l’illecita percezione di contributi pubblici per oltre 15 milioni di euro, finanziati dal Fondo sociale europeo e destinati alla realizzazione del progetto Coorap, ricorrendo anche a fatture per operazioni inesistenti per oltre 40 milioni di euro.

Disposto il sequestro di società, beni immobili e disponibilità finanziarie per oltre 100 milioni di euro.

Il provvedimento, emesso in via d’urgenza dalla Procura di Palermo, è stato eseguito dal Nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza.

Il Nucleo di polizia tributaria della Guardia di Palermo, in particolare, ha dato esecuzione ad un provvedimento di sequestro preventivo emesso in via d’urgenza dalla Procura della Repubblica palermitana nei riguardi di 4 società e, nella forma “per equivalente”, di disponibilità patrimoniali e finanziarie riconducibili all’entourage del principale indagato, accusato di avere illecitamente ottenuto, anche per progetti diversi dal CO.OR.AP., ingenti contributi “pubblici”.

Si tratta di 7 progetti del C.I.A.P.I. (denominati Infoa, Carovana per l’orientamento, Formispe, Forum della Legalità, Attività per gli Enti locali, Labor e Scuola Lavoro), in relazione ai quali è stato accertato sia l’illecito ottenimento di contributi per 78 milioni di euro, sia l’avvenuta alterazione delle procedure di aggiudicazione di appalto bandite per l’organizzazione di eventi e per l’esecuzione di servizi promo-pubblicitari a favore dell’Ente.

L’attività investigativa, che ha preso le mosse dagli approfondimenti del sistema di cointeressenze e rapporti già documentati nell’ambito del primo filone dell’inchiesta, ha ora consentito ai Finanzieri di fare luce su ulteriori fatti illeciti perpetrati dal sodalizio ricorrendo al medesimo modus operandi con cui, nel tempo, è stato in grado di condizionare l’aggiudicazione delle diverse gare bandite dal C.I.A.P.I. di Palermo per la gestione di importanti campagne pubblicitarie, arrecando in tal modo ingenti danni alle altre, inconsapevoli imprese concorrenti.

È stato infatti accertato che, per tutti i progetti del C.I.A.P.I, le imprese invitate a partecipare alle gare erano, in alcuni casi, direttamente e/o indirettamente riconducibili al principale indagato ovvero, in altri casi, che le imprese “aggiudicatarie”, a fronte dei favoritismi ottenuti, hanno dovuto corrispondere parte del denaro percepito dal C.I.A.P.I a società comunque riconducibili all’artefice del “sodalizio”.

I reati contestati in questo nuovo filone sono la truffa per il conseguimento di erogazioni pubbliche, la turbata libertà degli incanti, la frode nelle pubbliche forniture, la falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale, il favoreggiamento e la frode fiscale; 16 le persone fisiche denunciate e 5 quelle giuridiche segnalate per l’illecito amministrativo dipendente da reato di cui agli artt. 5 e 24 del D.Lgs. n. 231/2001.

Contestualmente, la stessa Guardia di Finanza ha dato esecuzione ad un altro provvedimento di sequestro emesso dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Palermo su proposta della locale Procura della Repubblica, in relazione ai precedenti esiti dello stesso filone investigativo.

In tal caso, è stata data applicazione alle norme del «Codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione» del 2011, che, assorbendo alcune previsioni già introdotte nel 2008, ha esteso la possibilità di applicare le misure di prevenzione personali e patrimoniali ad una più ampia categoria di soggetti, responsabili di reati comuni e non riconducibili alla criminalità organizzata, ma ritenuti comunque connotati dal requisito della “pericolosità” e che risultino vivere abitualmente, anche se in modo parziale, con gli introiti derivanti da attività illecite di vario genere.

A seguito dei mirati accertamenti economico – patrimoniali disposti dalla locale Procura della Repubblica ed eseguiti dalla Guardia di Finanza, il Tribunale di Palermo ha ritenuto che tra entrate di natura lecita e redditi dichiarati dal principale indagato, seppure cospicui, sussista una sproporzione non giustificata, tale da far ritenere che, almeno, una parte degli stessi rappresenti il provento delle attività delittuose, quali la corruzione, le false fatturazioni ed il finanziamento illecito ai partiti, commesse dal soggetto tra il 2006 ed il 2012 o ne costituiscano il reimpiego.