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07/07/2014 10:02:00

Fallimento con truffa. Inchiesta a Partanna. Coinvolto l'avvocato Elia di Castelvetrano

C’è anche un avvocato, il 56enne castelvetranese Giovanni Elia, fra le sei persone per le quali il giudice delle indagini preliminari di Marsala Vito Saladino ha disposto, su richiesta della Procura, la misura cautelare dell’obbligo di presentazione alla Polizia giudizaria nell’ambito di un’indagine su un caso di bancarotta fraudolenta patrimoniale. Un reato che prevede fino a 10 anni di reclusione. Oltre che all’avvocato Elia, al quale si rimprovera di non avere adempiuto ai suoi doveri di curatore fallimentare, e per questo revocato dall’incarico il 21 marzo 2012, lo stesso provvedimento cautelare è stato disposto anche per un intero nucleo familiare di Partanna operante nel campo della ristorazione e formato dai coniugi Guglielmo Morsello, di 68 anni, e Caterina Tringeri, di 67, dai loro figli Vincenzo ed Elisabetta Morsello, rispettivamente di 44 e 40 anni, e dal marito di quest’ultima, Gianfranco Pastore, anch’egli di 40 anni. Secondo l’accusa, gli iniziali fatti di bancarotta fraudolenta pre e postfallimentare contestati agli indagati sono andati in prescrizione proprio a causa del ‘’silenzio’’ dell’avvocato Elia. Le indagini, condotte dalla sezione di pg della Guardia di finanza presso la Procura di Marsala e coordinate dal procuratore Alberto Di Pisa e dal sostituto Antonella Trainito, hanno consentito di accertare la ‘’distrazione’’, attuata fino ad oggi, di immobili acquisiti all’attivo fallimentare nel 1995 (epoca in cui fu dichiarato il fallimento) con la complicità dell’ex curatore, che secondo l’accusa avrebbe tollerato, senza segnalare nulla al giudice delegato al fallimento, il fatto che gli immobili venissero utilizzati per l’esercizio di attività commerciali (ristorante pizzeria ‘’La Montagna’’ a Partanna e pizzeria ‘’Golden Beach’’ nella località balneare Triscina di Castelvetrano) senza alcuna autorizzazione del Tribunale, né pagamento di affitto alla curatela fallimentare. Tutto ciò a danno dei creditori. L’attivo fallimentare, costituito da beni immobili (i due locali adibiti a ristorazione-pizzeria, altri fabbricati e terreni), è stimato in oltre un milione e 600 mila euro. E’ stato inoltre accertato come in epoca prossima alla dichiarazione di fallimento (1995) i falliti abbiano prelevato somme dalle casse sociali per circa 700 milioni delle vecchie lire mediante l’emissione di fatture false. Neppure questo è stato mai segnalato dal curatore. Scrive, infatti, il Gip a proposito dell’avvocato Elia. ‘’Il curatore fallimentare, con macroscopiche e reiterate violazioni dei propri doveri concernenti l’amministrazione del patrimonio fallimentare ha omesso di conseguire il possesso dei beni immobili indicati’’. E inoltre ‘’la sua condotta è connotata dalla sistematica violazione dei fondamentali doveri allo stesso imposti’’. L’esecuzione delle misure cautelari giunge a conclusione di una lunga attività investigativa delle Fiamme Gialle della Procura marsalese finalizzata al contrasto e alla repressione di reati economici e in particolare nello specifico settore fallimentare proprio in un momento di grave crisi economico-finanziaria che sta attraversando l’intero Paese. E i risultati ottenuti sono di assoluto rilievo in considerazione della insidiosità del particolare tipo di reato, diffuso in un territorio assai difficile per i dilaganti fenomeni di criminalità organizzata e comune che sono radicati nel tessuto sociale locale.