Roberti: "La mafia non si sconfigge con l'emergenza"
"Abbiamo sconfitto il terrorismo perché era un fenomeno emergenziale. Con la mafia, che purtroppo è un elemento intrinseco del nostro sistema sociale, non riusciremo a spuntarla se non iniziamo ad avere un atteggiamento che non sia d'emergenza". Queste le parole di Franco Roberti, procuratore nazionale Antimafia durante la presentazione del volume 'I beni confiscati', nella sala Aldo Moro di Palazzo Montecitorio. "Il ritardo nello sconfiggere la mafia - aggiunge Roberti - è dovuto a una sottovalutazione di due fenomeni strettamente connessi al fare mafioso: la corruzione e il riciclaggio. Undicimila beni solamente confiscati dimostrano che stiamo agendo bene nel colpire il portafoglio delle mafie, ma la strada è ancora lunga. Nel passato - ha concluso Roberti - abbiamo individuato e condannato rappresentanti delle istituzioni d'accordo con le mafie, dobbiamo continuare in questo modo".
"C'è assoluta necessità di creare una anagrafe dei beni confiscati, che sono una straordinaria opportunità per lo Stato." - Afferma ancora Franco Roberti - "Bisogna sviluppare tutte le professionalità per una gestione più snella, meno lunga e complicata dei beni confiscati. L'ideale, oltre all'anagrafe, sarebbe creare albi di amministratori giudiziari e distaccare la gestione dei beni confiscati da quelli fallimentari".
"Il fatto che i beni confiscati alla mafia si trovino in 94 province su 110 dimostra non tanto la forza della mafia, quanto quella della corruzione. È urgente, a tal proposito, equiparare giuridicamente il reato di corruzione a quello del delitto di mafia". - Prosegue il procuratore nazionale Antimafia - "La nostra sfida, ora, è quella di distruggere i traffici dei rifiuti".
In riferimento a questi traffici, Roberti ha evidenziato come "non si tratti più di un'emergenza solo nazionale, ma internazionale. L'aumento dei controlli nel nostro territorio costringe gli smaltitori illegali a sversare all'estero, ampliando così il raggio di questa attività". "Continueremo - conclude Roberti - a portare avanti questa battaglia, in modo da scoraggiare gli imprenditori a rivolgersi ad aziende illegali collegate alle mafie, come è stato fatto ad esempio nel caso della Terra dei Fuochi in Campania".
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