Marsala. Appropriazione indebita. Assolto il fratello di Di Girolamo, l'ex promoter
Con la formula del secondo comma dell’articolo 530 del codice di procedura penale (mancata o insufficiente formazione della prova), il giudice Francesco Parrinello ha assolto, con la formula “perché il fatto non costituisce reato”, il 46enne marsalese Stefano Di Girolamo, sottufficiale di Marina, dall’accusa di concorso in appropriazione indebita. Per l’imputato il pm Sabrina Carmazzi aveva invocato la condanna a otto mesi di reclusione, nonché a una multa di 400 euro. Alla richiesta si erano associate le due parti civili. Stefano Di Girolamo era rimasto coinvolto nell’inchiesta che ha visto il fratello minore, Giacomo Di Girolamo, 41 anni, ex responsabile del gruppo dei promotori finanziari dell’agenzia marsalese della Banca Mediolanum, rinviato a giudizio per numerose truffe e appropriazione indebita. A giudizio anche la 38enne Francesca D’Amico, anche lei promoter, che in diversi casi avrebbe agito d’intesa con il suo capo. A Stefano Di Girolamo, giudicato con rito abbreviato, l’accusa aveva contestato due episodi: uno risalente al 2008 quando, secondo gli inquirenti, un assegno sarebbe stato versato “indebitamente” sul suo conto, e un altro al 2011, quando il titolo, però, fu protestato. “Il mio cliente ha scelto di farsi interrogare – ha dichiarato l’avvocato difensore Patrizia Esposito, del Foro di Varese – e ha risposto alle domande del gup, del pm e alle mie chiarendo la sua estraneità ai fatti contestati e ha spiegato i comportamenti assunti che non hanno apportato allo stesso alcun ingiusto profitto”. Il 4 marzo, intanto, inizierà il processo a Giacomo Di Girolamo e Francesca D’Amico. Secondo l’accusa, l’ex capo dei promoter della Mediolanum avrebbe raggirato numerose persone che gli consegnavano somme di denaro contante o assegni per investimenti finanziari, per stipulare contratti di pensione integrativa o per essere versati sui loro conti bancari. In parecchie occasioni, però, nulla di tutto ciò sarebbe stato fatto dal Di Girolamo, che si appropriava delle somme. Ad alcuni clienti della banca, inoltre, consegnava denaro spacciandolo per interessi maturati su fondi d’investimento o titoli acquistati con la sua intermediazione. Ma in realtà il denaro sarebbe stato prelevato dai conti degli stessi clienti o di altri correntisti. Alcuni assegni (per 20 mila euro) sono stati girati da Di Girolamo a Pietro Centonze, cugino del capomafia locale Natale Bonafede, arrestato nell’operazione ‘’Peronospera II’’, anche se poi assolto dall’accusa di associazione mafiosa. L’ammontare della truffa è stata quantificata in circa un milione di euro. Una trentina le persone raggirate. L’indagine è stata condotta dalla sezione di pg della Guardia di finanza della Procura di Marsala e coordinata dal pm Francesca Rago. I fatti contestati sono relativi al periodo compreso tra il 2003 e il 2011.
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