Mafia, pene più severe. Grasso: "Relazioni opache politica - mafia"
L’aula del Senato ha approvato l’articolo 4 che inasprisce le pene per i mafiosi attraverso una modifica dell’articolo 416-bis che porta il carcere fino a 26 anni per i boss.
Con le nuove norme si punisce con il carcere “da dieci a quindici anni” chiunque fa parte di un clan (attualmente e’ da ‘da sette a dodici anni’) e con la reclusione “da dodici a diciotto anni” i boss (ora e’ “da nove a quattordici anni”). Se l’associazione e’ di tipo armato per gli affiliati la pena sale a dodici-venti anni (ora e’ da nove a quindici anni) e per i capi-mafia a quindici-ventisei anni (ora e’ dodici-ventiquattro anni).
GRASSO. "Le più recenti indagini svelano trame nell'ombra,reti opache di relazioni che uniscono mafiosi e criminali a politici, imprenditori, professionisti, funzionari pubblici: avvinti dal disinteresse per il bene comune, dalla collusione e dalla corruzione". Così il presidente del Senato Grasso, puntando il dito al "capitalismo criminale" riferito "all'impalpabile confine fra violenza,intimidazione,paura e convenienza" di sistemi finanziari "che accolgono investimenti, senza guardare all'origine,anche illecita,di capitali".
DECALOGO. Legambiente, Libera, Cgil, Cisl e Uil lanciano il decalogo 'Legalita' e qualita' nelle opere pubbliche' indirizzato al premier e ministro ad Interim delle Infrastrutture Matteo Renzi. L'obiettivo e' di sollecitare il Governo affinche' siano prese tutte le misure necessarie affinche' i cantieri delle opere pubbliche in Italia siano liberati dalla corruzione e dalle mafie e per rendere possibile la realizzazione di infrastrutture davvero utili per tutti, fondate su innovazione, qualita', trasparenza, sviluppo, occupazione, tutela del lavoro, dell'ambiente e del territorio.
'L'Italia ha bisogno di nuovi investimenti nelle infrastrutture per rendere il Paese piu' moderno' affermano il presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza, quello di Libera Luigi Ciotti, insieme ai segretari generali Susanna Camusso della Cgil, Annamaria Furlan della Cisl e Carmelo Barbagallo della Uil, ma 'i ritardi che caratterizzano il Paese, troppo spesso frutto di corruzione e opacita', possono essere recuperati solo attraverso scelte radicali, che passano innanzitutto per l'individuazione di opere realmente utili e coerenti con questa visione. Per questo serve una nuova programmazione, un confronto pubblico trasparente e delle serie e indipendenti analisi di costi e benefici'.
Per sradicare la corruzione nel settore dei lavori pubblici occorre, dunque, cambiare in modo radicale il sistema che governa appalti e lavori. 'Su 33 grandi opere oggetto di indagine nel triennio 2007-2010, il costo sostenuto dalle casse pubbliche e' passato da 574 milioni di euro dell'assegnazione iniziale a 834 milioni di euro: si tratta di un onere aggiuntivo per i cittadini pari al 45% del valore iniziale di aggiudicazione. È necessario stabilire regole chiare e responsabilita' - hanno concluso - ma e' altrettanto indispensabile innovare il settore delle costruzioni in Italia, per elevare finalmente la qualita' della progettazione attraverso i concorsi, riducendo gli impatti e contribuendo alla lotta ai disastri ambientali con serie valutazioni preliminari, garantendo un trasparente confronto con i territori e la piu' ampia informazione dei cittadini, tutelando i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici'.
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