Parte la corsa al prepensionamento dei dipendenti della Regione Siciliana
Corsa all’uscita anticipata per i dipendenti della Regione Siciliana. Una norma contenuta nella recente Legge Finanziaria approvata dall’Assemblea Regionale agli inizi di Maggio apre le porte al pensionamento anticipato per piu’ di migliaio di dipendenti pubblici sino al 2020 in barba alla Legge Fornero e alla normativa statale.
L’articolo 52 della legge regionale 9/2015 consente, infatti, ai dipendenti dell’Amministrazione regionale che, sulla base dei requisiti previdenziali vigenti prima dell’introduzione della Legge Fornero, avrebbero maturato la pensione entro il 31 dicembre 2020 di presentare domanda per il collocamento in quiescenza entro il 14 luglio 2015, cioè entro 60 giorni decorrenti dalla data di entrata in vigore (la legge è entrata in vigore lo scorso 15 maggio). A quel punto l’ente regionale avrà un anno di tempo dalla maturazione del diritto a pensione (con la vecchia normativa) per procedere al collocamento in quiescenza (cfr: Circolare Regionale del 25 Maggio 2015). Complessivamente si stima in poco piu’ di un migliaio i lavoratori che potrebbero presentare domanda ed uscire con un anticipo di diversi anni rispetto ai requisiti previsti per la generalità dei dipendenti pubblici. Basti pensare che per centrare l’uscita sono sufficienti nel triennio 2016-2018 61 anni e 7 mesi unitamente a 35 anni di contributi ed il quorum 97,6; oppure 40 anni di contributi.
Chi usufruirà dello scivolo anticipato dovrà mettere in conto alcune penalità sull’assegno. La Finanziaria ha infatti introdotto dei tetti al trattamento erogabile nei confronti di quei dipendenti che hanno continuato a godere, in deroga alla legge statale, di un calcolo dell’assegno particolarmente favorevole (cioè retributivo sino al 2003 e contributivo per le anzianità maturate successivamente). Nei confronti di tali lavoratori la Legge regionale ha imposto un tetto al trattamento pensionistico pari al 90% della media dei trattamenti stipendiali degli ultimi cinque anni. Chi matura un diritto tra il 2017 ed il 2020 subirà invece una decurtazione della quota retributiva tale da determinare una riduzione complessiva del 10 per cento sul trattamento pensionistico complessivo annuo lordo finale. L’applicazione della riduzione non potrà, tuttavia, superare l’85% della media dei trattamenti stipendiali degli ultimi cinque anni.
Sulla normativa appena approvata rischia di attivarsi però anche un contenzioso. La domanda per il pensionamento non presuppone, a differenza di quanto prevede la disciplina nazionale, alcuna dichiarazione di esubero da parte dell’Ente. Ed è proprio quest’ultimo passaggio ad essere finito sotto la lente d’ingrandimento dei tecnici di Palazzo Chigi che contestano tale misura osservando come, nell’avviare la fase di riduzione del personale la Regione dovrebbe procedere alla dichiarazione di esubero, indicando in partenza il numero di quanti sono i dipendenti in eccesso.
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