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03/06/2015 08:02:00

Petrosileno condannato a un anno di reclusione per lesioni aggravate,azzerate altre accuse

 Condanna a un anno di reclusione per lesioni aggravate e pagamento delle spese processuali. Accusa di tentata estorsione derubricata in “esercizio arbitrario delle proprie ragioni con violenza”, con conseguente non luogo a procedere per remissione di querela. Non doversi procedere, infine, per prescrizione, per il possesso di oggetto atto a offendere. E’ stata questa la sentenza emessa nel processo che in Tribunale (presidente del collegio Sergio Gulotta) ha visto imputato il 49enne petrosileno Vincenzo Laudicina, per il quale il pm Mucaria aveva invocato una condanna a 3 anni e 10 mesi i carcere. Nel corso del dibattimento, l’imputato si è difeso spiegando di avere soltanto tentato di aiutare una persona in difficoltà economica, che poi, invece, l’ha denunciato. Ritirando, successivamente, la querela. Ma vista la “qualità” dei reati, il processo è andato avanti ugualmente. “Conosco l’uomo che mi accusa dall'86, quando lavoravo a Bologna – ha dichiarato Laudicina quando ha deposto in aula - Nel dicembre 2008 è venuto qui e mi ha detto che era in difficoltà economica. Siamo andati a fare la spesa due volte, spendendo circa 1200 euro. E lui ha pagato con due assegni. Poi, mi chiamò il titolare del supermercato e mi ha disse che lo stavano per arrestare perché gli assegni risultavano rubati. Gli assegni erano intestati al figlio che aveva fatto denuncia di smarrimento. Io l'ho chiamato. Ci siamo incontrati al bar a Strasatti e abbiamo litigato e ci siamo picchiati. È intervenuto un altro uomo. Il debito con il supermercato Conad non è stato mai pagato. Io non volevo i soldi per me, ma volevo che pagasse il conto. Non gli ho mai detto: ti sparo in bocca. Gli animi erano accesi, ci siamo solo afferrati”. Laudicina è, inoltre, accusato aver tentato di investire il suo accusatore con l’auto. “Non l'ho mai investito – si difende l’imputato – Nel 2009 avevo una Clio blu, non una Megane. Ho parcheggiato vicino al bar. Da allora non ho mai più visto né sentito il mio accusatore”. A difendere Laudicina è stato l’avvocato Diego Tranchida, che dopo la sentenza ha dichiarato: “E’ comunque un successo perché non è stata ravvisata dal Tribunale la tentata estorsione e ritengo che in appello verrà pure meno la condanna per le lesioni aggravate"

 



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