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05/07/2015 06:00:00

Incassate somme con carte credito clonate, imprenditore condannato a 3 anni di carcere

 E’ stato condannato a tre anni di carcere un imprenditore marsalese che ha venduto merce per 62 mila euro a persone che lo hanno pagato con carte di credito clonate o rubate all’estero (nord Europa, Usa e Quatar). L’imprenditore condannato è Felice Tumbarello, titolare di un’azienda che realizza infissi: “Casa Bella” di contrada Cuore di Gesù. Il processo si è svolto con rito abbreviato davanti al giudice delle udienze preliminari Francesco Parrinello. Al fine di recuperare le somme, al Tumbarello erano stati sequestrati beni, quote sociali e anche di una polizza assicurativa. Nel luglio 2013, però, su istanza dell’avvocato Stefano Pellegrino, legale dell’imprenditore, il Tribunale della libertà ha disposto il dissequestro di somme e beni sequestrati. “Il mio cliente – ha sempre sostenuto il difensore - non aveva modo di immaginare che si trattasse di denaro illecito”. E con la crisi che attanaglia anche il settore artigianale al Tumbarello non è sembrato vero di poter vendere, con pagamento immediato, tutte quelle porte e finestre. La merce è stata venduta in due blocchi: uno di 45 mila euro, l’altro di 22 mila. L’imprenditore marsalese sostiene di avere venduto gli infissi a “sconosciuti” che si sono presentati in negozio con diverse credito: Visa, Cartasì e altre americane. Secondo l’accusa, carte clonate o rubate. Nel primo caso, quelle originali sono state rilasciate in Norvegia, Svezia, Inghilterra, Germania, Turchia e Qatar. Altre negli Usa (Ohio, Florida e Illinois). L’indagine, coordinata dal pm Giulia D’Alessandro, è stata svolta della Guardia di finanza. Dopo la sentenza, l’avvocato Stefano Pellegrino ha preannunciato che presenterà appello. “Non si tratta di riciclaggio – dice – tutti i passaggi di denaro sono andati a buon fine. Il mio cliente non poteva sospettare che si trattava di carte di credito rubate o clonate”.



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