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07/07/2015 06:40:00

Due poliziotti di Mazara condannati a 3 anni per falso ideologico. I particolari

 Condanna a tre anni di carcere e a 5 di interdizione dai pubblici uffici per il reato di falso ideologico in concorso e rinvio degli atti in Procura, per l’eventuale avvio di un altro procedimento penale, relativamente all’accusa di abuso d’ufficio. E’ stata questa la sentenza del Tribunale di Marsala (presidente del collegio: Sergio Gulotta) nel processo a due poliziotti che fino allo scorso febbraio erano in servizio al Commissariato di Mazara: il sovrintendente Vito Pecoraro, di 53 anni, e l’assistente Vincenzo Dominici, di 46. I due imputati erano inizialmente accusati anche di omissione d’atti d’ufficio, reato che durante la requisitoria il pm Antonella Trainito, invocando una condanna complessiva a 4 anni e mezzo di carcere, aveva tramutato nel più grave abuso d’ufficio. Il Tribunale ha, poi, evidenziato, con ordinanza allegata al dispositivo della sentenza, che le mancate contravvenzioni stradali non costituiscono reato di omissione d’atti d’ufficio. Ai due poliziotti è stato, infatti, contestato il fatto di non avere adottato alcuna sanzione (né sequestro, né multe) dopo avere fermato, ad un posto di blocco, un’auto (Fiat Panda) priva di copertura assicurativa, non revisionata e su cui gravava anche un fermo amministrativo da parte dell’Agenzia delle Entrate. Alla guida c’era il mazarese Vittorio Misuraca, in quel periodo sottoposto a indagini da parte dei carabinieri (ipotesi: sfruttamento della prostituzione), che sul mezzo avevano piazzato una microspia. Questa, oltre a monitorare i movimenti di Misuraca, registrò anche l’iniziale contestazione di “omissione d’atti d’ufficio” sulla quale, poi, ha indagato la sezione di pg della Guardia di finanza della Procura di Marsala, coordinata da Alberto Di Pisa, sul cui tavolo arrivò la relazione dei carabinieri. L’episodio contestato risale al 19 aprile 2012. Nel corso del processo, poi, un collega dei due poliziotti alla sbarra, il sovrintendente Antonio Sorrentino, ha dichiarato che c’era una relazione di servizio, datata 19 aprile 2012, in cui Pecoraro spiegava che al posto di blocco non furono adottati provvedimenti perché sapeva che sull’auto c’era la microspia dei carabinieri. Per la Procura, però, quella relazione di servizio sarebbe falsa, in quanto (come risulterebbe da accertamenti svolti da un chimico e da un ingegnere informatico) sarebbe stata redatta nel 2014. Due anni dopo i fatti per cui è processo. Al fine, dunque, di scagionare i due imputati. Per questo motivo, lo scorso febbraio, per Pecoraro, Dominici e Sorrentino, il gip di Marsala Francesco Parrinello ha disposto, su richiesta della Procura, la misura cautelare del divieto di dimora a Mazara del Vallo e recentemente la Procura ne ha chiesto il rinvio a giudizio per falso in concorso (prima udienza preliminare l’1 luglio prossimo). Anche questa seconda indagine è stata svolta dalla sezione delle Fiamme Gialle della Procura. A difendere Pecoraro e Dominici sono stati gli avvocati Giuseppe De Luca e Paolo Paladino.



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