Assoluzione “per non aver commesso il fatto”. E’ quanto ha sentenziato il giudice monocratico Torre del Tribunale di Marsala nel processo che vedeva don Vito Caradonna imputato per molestie telefoniche e minacce. Per l’ex parroco della chiesa di contrada San Leonardo a Marsala ed ex cappellano del carcere di Marsala (già condannato, anche in appello, per tentata violenza sessuale su un uomo, e per questo sospeso a divinis) il pm Calò aveva chiesto la condanna a tre mesi di reclusione. Quest’ultimo procedimento era scaturito dalla denuncia (contro ignoti) del 41enne Antonino La Rosa, al cui telefono cellulare, nell’estate 2011, per alcuni giorni, arrivarono telefonate anonime e minacciosi sms (“Ti uccido. Non hai capito niente sei tu quello che devo distruggere. Saluta per sempre le persone che ami perché non le rivedrai mai più”). In aula, La Rosa ha dichiarato di non aver mai avuto sospetti sull’autore dei messaggi. “L’unico contatto diretto con don Vito – ha aggiunto - l’ho avuto quando lavoravo per un’agenzia di recupero crediti. Gli portai una cartella, ma poi il pagamento non andò a buon fine”. Tra i due, pare, comunque non vi fossero particolari motivi di astio. A difendere Caradonna sono gli avvocati Stefano Pellegrino e Luigi Pipitone, che affermano: “La parte offesa ha escluso che le minacce telefoniche anonime ricevute possano essere riconducibili a Vito Caradonna per il timbro di voce completamente diverso e per l’accento palermitani. Inoltre non è accertato che la scheda telefonica sia stata in uso a don Vito’’. Però, era intestata a don Vito. Qualcuno, insomma, avrebbe comprato il telefonino intestandolo al prete. La Rosa, costituitosi parte civile, è stato assistito dall’avvocato Edoardo Alagna. “Il mio assistito – ha già spiegato l’avvocato Alagna – ha ricevuto questo genere di messaggi per circa quattro giorni. Poi ha sporto denuncia contro ignoti”.