I libri mi perseguitano. Una volta, era un'altra vita, li ho anche venduti casa per casa
I libri mi perseguitano. Pensate che, in un’altra vita, ho pure venduto libri porta a porta. Avete presente quelli che suonavano il campanello di casa vostra chiedendo Signora Talditale? E tu aprivi tranquillamente, pensando che ci si potesse fidare di uno che conosceva il tuo cognome, dimenticando che poteva averlo letto sul campanello. Ora non se ne vedono più, nessuno comprerebbe ormai un’enciclopedia di 30 volumi o giù di lì, ora siamo nell’era del d.W. (dopo Wikipedia). Ma torniamo a parlare del tizio sulla porta, bastavano pochi minuti per realizzare che lo/a sconosciuto/a voleva venderti qualcosa. Partiva lo sproloquio ipnotizzante senza mai pronunciare la parola vendere, e mentre tu ancora pensavi come accidenti aveva fatto a farsi aprire il portone del palazzo, te lo ritrovavi seduto in cucina a magnificare proposte editoriali. Erano gli anni in cui tutti riconoscevano il valore dell’opera Omnia e proprio chi era più modesto, dal punto di vista culturale, ascoltava estasiato chiedendosi come diavolo aveva fatto finora a vivere senza quel pozzo di conoscenza a portata di mano. Ebbene, in quella vita ho imparato una cosa fondamentale, chi aveva già libri in casa ne avrebbe comprati altri, viceversa, l’impresa sarebbe stata molto più ardua. Dalla biblite non se ne esce. Nonostante si stiano usando mezzi di disintossicazione di massa, vedi la pochezza della qualità che più vende, chi ama la buona lettura continuerà a volerne ancora e poi ancora. In quel periodo, stiamo parlando degli anni Ottanta, in alcune case, la libreria era considerata un elemento d’arredo. Non sto scherzando! Pensate che ad un noto libraio, leggi Pietro, è stato chiesto un metro di libri con la copertina rossa… scusate ma ho un mancamento. Ma c’è stato anche di peggio. Sempre in quegli anni si potevano trovare, in alcune case, libri finti. Sagome di cartone che scimmiottavano un’enciclopedia occupando l’intero ripiano di un mobile. La quintessenza della tristezza. Libri vuoti che facevano pendant con la testa del padrone di casa.
Katia Regina
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