Il “caso Michele Licata” (il noto ristoratore-albergatore al quale, lo scorso novembre, per evasione fiscale e truffa allo Stato, sono stati sequestrati beni immobili, società e liquidità per 127 milioni di euro) non si gioca solo nel campo penale, ma adesso anche davanti al giudice del lavoro. A quest’ultimo, infatti, ha fatto ricorso l’avvocato Stefano Pellegrino a difesa di tre lavoratori licenziati dall’amministratore giudiziario. Non si tratta di tre lavoratori come gli altri. Ad essere licenziati, infatti, sono stati i mariti delle due figlie di Michele Licata e il fratello di uno dei due generi. “I primi quattro articoli della nostra Costituzione – afferma, però, l’avvocato Pellegrino - garantiscono il diritto al lavoro. Non si può licenziare in tronco sulla base di un semplice timore. E cioè che questi lavoratori potessero essere, in quanto familiari o vicini, in qualche modo portatori degli interessi di colui al quale sono state sequestrate le aziende in cui costoro svolgono, da anni, la loro attività lavorativa”. Si attende, adesso, la decisione del giudice. A Michele Licata, imprenditore leader del settore ristorazione e alberghiero, com’è noto, per una maxi-evasione fiscale e truffa allo Stato, lo scorso novembre, la sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Trapani, su richiesta della Procura di Marsala, ha sequestrato di beni, mobili e immobili, quote societarie, polizze d’investimento e liquidità per un valore di 127 milioni di euro. Proprio la gestione dei lavoratori è stata, in marzo, motivo di polemica tra Letizia Fiorino, segretario regionale dell’Ugl terziario, e l’amministratore giudiziario Antonio Fresina. Alle accuse della prima, Fresina replicò con una stilettata all’indirizzo della precedente gestione.
Continuano intanto oggi le udienze preliminari per il caso Licata. Nell'ultima udienza, lo scorso 28 Gennaio, gli avvocati difensori di Michele Licata hanno chiesto al gup Francesco Parrinello una sospensione di tre mesi per consentire, tramite l’amministratore giudiziario Antonio Fresina, il pagamento all’Agenzia delle Entrate delle tasse (Iva) evase nel corso degli anniIl giudice ha accolto la richiesta di “differimento”, rinviando al 5 maggio l’udienza ad oggi per decidere sulle richieste di rinvio a giudizio.
Nella vicenda Licata qualche esito giudiziario è stato già raggiunto. Uno dei tredici imprenditori accusati di false fatturazioni in favore di Michele Licata è stato scagionato in via preliminare. E’ Carlo Palmeri (“Master Impianti”). Per lui, la Procura ha chiesto e ottenuto l’archiviazione del procedimento. Quando, nell’aprile 2015, l’indagine di Procura e sezione di pg della Guardia di finanza sfociò nel primo sequestro di beni, gli investigatori dichiararono che quasi tutti (non tutti, dunque) gli imprenditori accusati di avere emesso false fatture in favore di Licata avevano “confessato”. Il procedimento approdato all’udienza preliminare è quello scaturito dalla prima fase dell’indagine.