Honda presenta il prototipo Neu-V. La prima auto in grado di "provare" sentimenti
Ormai ci stiamo facendo l'abitudine. I termini auto intelligente, auto interattiva, auto a guida autonoma sono parte della nostra quotidianità. Il prototipo Neu-V che Honda sta per presentare al CES (Consumer Electronic Show di Las Vegas), la più grande fiera dell'elettronica e delle nuove tecnologie al mondo che sta diventando il più grande evento dedicato all'innovazione anche in campo automobilistico, in programma dal 5 all'8 gennaio, va oltre l'immaginazione e la fantasia che i costruttori sono in grado di proporre. Honda non è nuova a tecnologie innovative e non solo in campo automobilistico, ne è un esempio la robotica con Asimo, il suo robottino. Partendo anche dalla sua applicazione la Honda presenta un’auto la cui peculiarità, oltre alla trazione elettrica e alla guida autonoma, alla quale la casa giapponese lavora da tempo, sarà quella di aggiungere una risposta ai comandi come fa una persona umana, insomma un’auto che il costruttore nipponico chiama “Emotion engine”, in grado di “provare” sentimenti ed emozioni. La Neu-V è il prototipo di una citycar elettrica con la quale la Casa nipponica intende dimostrare di poter percorrere nuove strade nella concezione e nella concretizzazione della mobilità del futuro. Un’auto che integrerà il sistema d’interazione AI, l’intelligenza artificiale, robotica e big data. Un sistema che prevede infatti un livello di capacità di elaborazione dei dati di gran lunga superiore a quello presente nelle attuali vetture a guida autonoma. Questo dovrebbe consentire attraverso la gestione dei big data mediante l'intelligenza artificiale e un hardware adeguato a comportamenti assimilabili a quelli umani, comprese valutazioni vicine agli stessi 'sentimenti'. Da alcuni anni nelle università più prestigiose degli Stati Uniti si studiano le simulazioni dei casi di possibili incidenti da parte di un’auto a guida autonoma e delle scelte che potrebbe essere costretto a fare il computer di bordo nel caso in cui si trovasse in una situazione critica, come ad esempio: impattare con un ciclista o una donna con una carrozzina. Ecco, se le auto a guida autonoma sono nate e si diffonderanno con l’obiettivo di azzerare gli incidenti stradali causati da errori alla guida e imprudenza di chi sta al volante, è giusto dare alle automobili del futuro questa “imperfezione” umana che è, per fortuna, l’unica "perfezione" che ancora oggi ci contraddistingue dalle macchine? Con l’auto che "proverà sentimenti" e dovrà fare delle scelte come una persona, sul futuro della mobilità e del modo in cui ci sposteremo si aprono nuovi scenari, non solo relativi ai trasporti e alla sicurezza in sè, ma anche a livello sociologico.
Carlo Rallo
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