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15/01/2018 04:15:00

L'anniversario della fine della Grande Guerra, tra retorica e realtà

di Leonardo Agate -   Quest’anno cade l’anniversario centenario della fine della Grande Guerra, prima così chiamata, poi detta Grande Guerra Mondiale, essendosi estesa ai Paesi extraeuropei, rinominata infine, per distinguerla dalla successiva Guerra Mondiale del 1939 - 45, I Grande Guerra Mondiale.


La storiografia l’ha definita vittoriosa per gli italiani. In effetti, si chiuse con la sconfitta delle forze degli Imperi Centrali e con la vittoria delle forze avversarie alleate, tra cui il nostro Paese. Ad indagare gli avvenimenti, la definizione di “grande vittoria italiana nella I Guerra Mondiale” non dà intero il senso di quello che avvenne. La frase retorica non corrisponde alla verità dei fatti, sia per quanto riguarda l’andamento della guerra, sia per quanto riguarda gli effetti che produsse. La disfatta di Caporetto fu un episodio che la segnò negativamente. L’intervento tardivo ma decisivo degli Stati Uniti d’America produssero la nostra vittoria a fianco degli alleati.

La Germania tra la fine dell’800 e i primi del ‘900 aveva mire espansionistiche economiche in concorrenza con l’Inghilterra e la Francia. Alle intenzioni di progresso economico si accompagnavano altri intendimenti di espansione territoriale, ai propri confini e nella colonizzazione dell’Africa. Trovò subito un alleato nell’Impero Austro – Ungarico, che da parte sua aveva due problemi, uno interno e uno esterno. Quello interno era costituito dalla precarietà di una popolazione multietnica, che si allungava fino ai Balcani, con rigurgiti di richieste autonomistiche; quello esterno era la minaccia, sempre incombente, delle mire espansionistiche della Grande Russia verso i confini orientali.
L’Italia aveva avuto un ventennio di avanzamento socio – economico, e il principale politico dell’epoca, Giovanni Giolitti, tendeva a non arrischiare un ulteriore lento avanzamento verso un gradino di ulteriore progresso con la partecipazione a una guerra. Comunque, avevamo stipulato con la Germania e l’Austria – Ungheria un trattato di alleanza nel 1882. Prima dello deflagrazione guerresca, gli avversari avevano stipulato la Triplice Alleanza nel 1907.
Nell’estate del 1914 scoppiò la guerra. L’Italia, approfittando di una clausola ambigua del trattato di alleanza e delle modalità di dichiarazione della guerra da parte dell’Austria – Ungheria, non intervenne. Prevaleva in Parlamento la tesi neutralista. Pure i socialisti erano non interventisti. Mussolini, agli albori della propria attività politica, era contro l’intervento. Poi è passato nel campo avverso ai socialisti non interventisti, e divenne uno dei maggiori capi - opinione a favore dell’intervento. Gli interventisti facevano più rumore dei neutralisti. C’erano in ballo le Terre Irredente, quelle che per lingua e tradizioni storiche si consideravano parte del territorio italiano e stavano comprese nell’Impero Austro – Ungarico: il Trentino e la Venezia Giulia.
Tra il Governo che nicchiava e l’agitazione popolare crescente per l’acquisizione di quelle terre, gli emissari italiani tessevano la loro tela di abboccamenti segreti con Vienna e con Londra. La Germania e l’Austria - Ungheria premevano per far scendere in guerra l’alleato italiano. Londra prometteva più territori se l’Italia avesse disdetto la Triplice Intesa e avesse aderito alla Triplice Alleanza. Le segrete trattative con Londra si conclusero positivamente il 26 aprile 1915, quando il nostro Paese non aveva ancora disdettato la precedente alleanza.
L’entrata in guerra dell’Italia avvenne il 24 maggio 1915, dieci mesi dopo l’avvio del conflitto, che si pensava non dovesse durare molto. Invece, si protrasse per noi fino al 4 novembre 1918. Vi morirono circa 600 mila militari italiani, oltre alcune centinaia di migliaia di civili, per effetto diretto o indiretto delle operazioni militari e dell’abbandono delle abitazioni e delle città.
Con la fine della guerra, non tutte le aspirazioni irredentistiche furono soddisfatte, e restò un livore sordo verso gli alleati. Intanto, in Russia era scoppiata la Rivoluzione di Ottobre e l’ideale internazionalistico comunista arrivò anche in Italia. Il dopoguerra italiano mostrò un Paese alle prese con i gravi problemi del deficit pubblico, causato dalle enormi spese militari, della tensione sociale dei reduci che volevano lavoro e remunerazione dopo aver rischiato la vita in trincea, delle masse operaie che rivendicavano giustizia sociale, e in certe regioni di tessuto social – comunista se la facevano da sole contro l’esercito dei borghesi intimiditi. I social – comunisti furono contrastati per qualche anno dalle azioni delle squadre fasciste, che alla fine prevalsero. Dopo la Marcia su Roma dell’ottobre 1922, Benito Mussolini ebbe l’incarico dal Re di formare il Governo. Iniziò il Ventennio Nero, che si concluse con la II Guerra Mondiale, con altri milioni di morti, militari e civili.
Dopo l’immane tragedia della I e della II Guerra Mondiale, l’Italia non riuscì ad ottenere interamente le Terre Irredente, piccola cosa in termini di superficie, e perse pure le magnifiche colonie.