27/02/2018 15:20:00

"A Valderice due cuccioli randagi sono morti, e i vigili urbani non hanno fatto nulla"

 “Due cuccioli randagi sono morti per strada, e i vigili urbani non hanno fatto nulla per tutelarli”. Lo scrive Nucleo Operativo Italiano Tutela Animali raccogliendo la denuncia di un cittadino di Valderice, Dario Marceca.


Tre settimane fa – raccontano – una cagna randagia stava per partorire, nononstante i numerosi solleciti, nessuno è mai intervenuto per recuperare l'animale, che di fatto ha partorito sulla strada pubblica diversi cuccioli. Gli animali erano esposti al freddo ed alle intemperie e pertanto il signor Marceca aveva sollecitato diverse volte lo stesso Comando dei Vigili urbani ad intervenire. Secondo quanto riferito, i vigili sarebbero intervenuti un paio di volte, senza prendere però alcun provvedimento a tutela dei randagi. Gli animali sono di fatto rimasti sulla strada, tanto da ritrovare nella giornata di sabato scorso, due cuccioli di cane morti sull'asfalto. Sempre Marceca riferisce di aver richiamato la Polizia Municipale spiegando che a causa del loro mancato intervento, già due cuccioli erano deceduti. A quel punto sul posto è intervenuta una pattuglia della Polizia Municipale. “La tutela degli animali presenti sul territorio è di compentenza dei Comuni ai sensi della Legge Reg. 15/2000, che hanno l'obbligo di provvedere al loro sostentamento ed alle relative cure. Non c'è altro da aggiungere nel caso sopra descritto – scrive il NOITA - per capire che tutto ciò non è stato fatto e che l'omissione compiuta dalla Polizia Municipale di Valderice, ha di fatto comportato la sofferenza e la morte dei due animali, rinvenuti privi di vita dallo stesso Marceca”.
L'associazione di tutela degli animali ha fatto denuncia ai Carabinieri di Valderice per “svolgere le dovute indagini sull'eventuale omissione d'atti d'ufficio compiuta dal Comando della Polizia Municipale di Valderice e di notiziare in tal senso la Procura della Repubblica, anche per l'ipotesi delittuosa relativa all'art. 544-ter c°2 del codice penale”.