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08/08/2018 06:00:00

Castelvetrano. Clemente, Firenze e “Matteo, bravo picciotto”

 03378962**. E’ il numero che usava Matteo Messina Denaro poco prima di darsi alla latitanza. Non era però intestato a lui, ma ad un’azienda: la “Clemente Costruzioni”.
Un particolare che certamente appare molto indicativo del rapporto tra Nicolò Clemente, arrestato nel luglio scorso, ed il capomafia castelvetranese, ancora latitante. Anche se uno dei leganti principali è rappresentato dal ruolo del fratello Giuseppe, componente del gruppo di fuoco di Matteo Messina Denaro, morto suicida in carcere nel 2008, proprio nel giorno del compleanno del superboss.

Una vicinanza ai Messina Denaro che sembrerebbe aver prodotto i suoi frutti, soprattutto nel campo dell’edilizia. Tutti i lavori, infatti, li prendeva Clemente, spartendoseli ultimamente con Rosario Firenze, condannato ad 11 anni in seguito all’operazione Ebano del 2016.
Gli inquirenti, riscontrando le dichiarazioni del collaboratore Lorenzo Cimarosa, hanno appurato che le società riconducibili al Clemente hanno lavorato per tantissime persone, fatturando anche “in occasione dei lavori del centro medico Vanico, dell’hotel Alceste, nonché per le società dell’imprenditore Amodeo e del mafioso Grigoli”.

Secondo gli investigatori, il “patto spartitorio” tra Clemente e Firenze veniva rivelato anche dall’imprenditore Giuseppe Curaba (che, sottolineiamo, non è indagato) il quale, nel 2014, presso gli uffici del Firenze, gli proponeva di realizzare “una condotta idrica che attraversasse la SS115 e conducesse all’immobile di proprietà dello stesso Curaba”.
I due, precisano gli inquirenti, venivano infatti individuati da Curaba quali “unici imprenditori a Castelvetrano a cui rivolgersi per realizzare delle opere edili”, in una gestione monopolistica che permetteva di “spartirseli a loro piacimento”.

Dalle intercettazioni nell’ufficio di Firenze, emerge inoltre una particolare preoccupazione di Giuseppe Curaba, che sembra essere rappresentativa di una parte della cittadinanza castelvetranese, evidentemente trasversale al grado d’istruzione.
Ne riportiamo uno stralcio:
“… Il paese è paralizzato! Tutti i calcestruzzi chiusi, poco fa sono passato da li Clemente chiuso, ma che sta succedendo! Minchia, una cosa… E più materialmente succedono queste cose, oggi al telegiornale… Rai1, Rai3, di nuovo sempre Matteo, contro Matteo, quell’altro (Cimarosa Lorenzo, ndr.) che dice che sta collaborando con la Polizia, dice che non è pentito, si chiama… Come si chiama? Collaborante… Ah! Dichiarante… ecco dichiarante, però io dico, lo spazzino non è quello che pulisce la strada? Poi per evitare ch’era dispregiativo gli hanno messo operatore ecologico, ma sempre spazzino è… Sarà dichiarante, ma sempre … (…)… hanno congelato il paese, no per carità Matteo l’ho visto crescere, nel senso, per me è un bravo picciotto, però porca puttana, un paese qua… poi la gente appena sente… Nooooo, non vogliamo venire più a investire…”.

Egidio Morici