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08/08/2018 09:02:00

Marsala, non solo traffico di passaporti. Nuova accusa per il poliziotto Patriarca

 Detenzione illegale di munizioni è l’ulteriore accusa mossa all’assistente capo di polizia Angelo Patriarca, 57 anni, originario di Roma, fino allo scorso 15 marzo, quando è stato arrestato per la vicenda dei permessi di soggiorno e dei 400 passaporti in bianco presi alla Questura di Trapani per essere immessi sul mercato clandestino, era in servizio al Commissariato di Marsala.

La nuova accusa gli è stata mossa proprio a seguito delle perquisizioni subite lo scorso 15 marzo, quando i suoi colleghi trovarono dieci cartucce calibro 9 “parabellum” all’interno della sua personale cassetta di sicurezza al Commissariato di Marsala. E nell’ambito di questo procedimento, Patriarca era stato convocato per lunedì pomeriggio in Questura, per essere interrogato su delega della Procura di Marsala. Ma lui non ha voluto rispondere alle domande dei suoi ex colleghi. Vuole rispondere solo al pubblico ministero. “Non rispondo alle domande di chi indossa la stessa divisa che ho indossato io – ha detto rispondendo alla convocazione della Questura - Gli interroganti potrebbero avere motivi di astio nei miei confronti e comunque potrebbero non essere sereni nello svolgimento dell’attività delegata. Voglio essere interrogato dal pm, parte imparziale, titolare del fascicolo, Anna Sessa”. A Trapani, comunque, Patriarca si è presentato lo stesso, anche perché rischiava l’accompagnamento coattivo. Ad accompagnarlo è stato uno dei suoi due legali, l’avvocato Francesco Vinci (l’altro è l’avvocato Vincenzo Forti). Il poliziotto, però, ha detto di volersi avvalere della “facoltà di non rispondere”, ribadendo e facendo mettere a verbale che vuol essere interrogato dal pubblico ministero. Intanto, si attendono gli sviluppi del procedimento penale che vedono il Patriarca indagato insieme al marocchino Rachid Dalal, di 31 anni, per la vicenda dei permessi di soggiorno e dei 400 passaporti. L’ultimo capitolo risale allo scorso 14 giugno, quando il poliziotto (che il 9 aprile lasciò il carcere romano di Regina Coeli per i “domiciliari”) e il nordafricano furono rimessi in libertà. Quattro mesi fa, contestualmente alla concessione dei domiciliari per Patriarca, il Tribunale del Riesame di Palermo riqualificò i reati inizialmente contestati (associazione per delinquere finalizzata al peculato, furto, ricettazione e corruzione) nella truffa aggravata in concorso con altri. E proprio sulla base della riqualificazione del reato, sia Patriarca che Dalal (quest’ultimo, difeso dagli avvocati Diego e Massimiliano Tranchida, era in carcere a Trapani) poterono tornare in libertà.