Antiracket, nasce CO.S.I.A. Gli imprenditori vittime di racket attivi nel post denuncia
“L’obiettivo è quello di dare attuazione alla legge vigente che deve essere recepita da tutti i soggetti interessati, istituzioni governativi ed economici”. Giuseppe SPERA - presidente A.S.S.C.I. ha aperto così la conferenza stampa di presentazione comitato a supporto degli imprenditori abbandonati CO.S.I.A., nato con lo scopo di elaborare idee e risorse legislative a supporto degli imprenditori che si sono ribellati ad ogni forma di mafia e usura, e che si ritrovano soli ad affrontare il futuro. Fra i principali obiettivi del comitato c’è l’istituzione di una task force di servizio a supporto degli imprenditori in difficoltà che possono fare rete e usufruire di professionisti qualificati per la reale soddisfazione delle problematiche riscontrate nel tempo; e la verifica della congruità della normativa vigente e delle conseguenti azioni dei pubblici poteri. “Il fallimento di un’impresa è un danno sociale ancor di più se causato dalla scarsa applicazione e vigilanza sulla normativa per chi ha denunciato” – ha detto Spera, che vive oggi sotto tutela.
È già definita la proposta di istituire una commissione extraparlamentare mista, a partecipazione istituzionale, e di normative a supporto degli imprenditori vittime di reati di usura e racket, a partire dall’applicazione dell'art. 20 della legge 44 del 1999 per la sua efficacia e recepimento da parte degli enti preposti, in particolare dalle banche. Il comitato ha l’obiettivo di rendere efficace questa norma, con l’esperienza di questi imprenditori e con il supporto gratuito delle figure professionali necessarie.
“Oltre alle audizioni parlamentare non c’è mai stato un coinvolgimento dei diretti interessati. - afferma Maricetta Tirrito, portavoce di CO.S.I.A. – “Di frequente si verificano grosse anomalie nell’inserimento della white list delle Prefetture per beneficiare dei supporti successivi alla denuncia; altrettanto frequente è la mala gestione delle casi da parte degli istituti bancari”. Domenico Dagati, imprenditore, che ha denunciato il racket, fra i fondatori del comitato, ha portato la sua testimonianza – “La condizione di pagare il pizzo era quasi necessaria dinnanzi la scelta di sposare i principi di legalità e di giustizia. Gli imprenditori vengono messi da parte, abbandonati, la mia personale esperienza vedeva in forte crescita l’azienda è stata fermata dalla mancata disponibilità delle banche perché ritenuti imprenditori pericolosi. Abbiamo messo in pericolo tutto, per cambiare le sorti di questa terra”.
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