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10/10/2018 02:00:00

Arriverà a breve nelle librerie "Il Caso Calcara: verità di Stato"

Arriverà a breve nelle librerie il nuovo libro “Il Caso Calcara: “Verità di Stato”, un incredibile intreccio tra mafia, politica e imprenditoria, scritto da Simona Mazza e Gian J. Morici. Protagonisti un Giudice ucciso, un “Giuda” traditore e quattro falsi pentiti. 

Sinossi: L'autunno 1991 – Castelvetrano è un comune in provincia di Trapani. Non ha certo la dimensione di Palermo, né la triste storia che ne ha fatto la capitale siciliana della mafia. Eppure è a Castelvetrano che nel 1991 si riunisce il ghota della mafia. Perché si riunirono i vertici di “Cosa Nostra”?
Ci sono voluti anni perché si arrivasse al processo in corso a Caltanissetta che vede imputato Matteo Messina Denaro per le stragi del ’92. Stragi pianificate nell’autunno dell’anno precedente, quando quattro strani personaggi, auto proclamatisi “pentiti di mafia”, con le loro dichiarazioni diedero luogo ad arresti e processi.
Rosario Spatola, Giacoma Filippello, Pietro Scavuzzo e Vincenzo Calcara, narrarono agli investigatori inverosimili storie di mafia, coinvolgendo soggetti politici e uomini delle istituzioni, in un tutt’uno indistinto con piccoli criminali e uomini di mafia. Quattro falsi pentiti che approfittando del fatto che all’epoca non c’erano ancora collaboratori di giustizia che avessero parlato della mafia del trapanese e, in particolare, della famiglia mafiosa dei Messina Denaro, vennero ritenuti attendibili, poiché le dichiarazioni dell’uno coincidevano con quelle degli altri, salvo poi scoprire che questi “pentiti”, più che conoscere i fatti sui quali facevano le loro “importanti rivelazioni”, venivano messi nelle condizioni di sapere cosa ognuno di loro avesse raccontato ai magistrati.

Sarà soltanto grazie alle dichiarazioni di collaboratori di giustizia del calibro di Patti, Siino, Brusca, Sinacori e altri, che l’attendibilità di questi pentiti verrà sconfessata da chi realmente faceva parte di “Cosa Nostra” ed era a conoscenza della composizione e delle aree di pertinenza delle varie famiglie mafiose.

Se “le dichiarazioni di Vincenzo Scarantino sono state al centro di uno dei più gravi depistaggi della storia giudiziaria italiana”, come riportato in uno dei passaggi delle motivazioni della sentenza del cosiddetto Borsellino Quater, le dichiarazioni di Spatola, Filippello, Scavuzzo e Calcara, in particolare quelle di quest’ultimo, sembrano avere una valenza tale da far impallidire l’opera depistatoria di Scarantino. Il depistaggio di Scarantino avvenne dopo la strage nella quale perse la vita il giudice Paolo Borsellino, lo pseudo pentito Vincenzo Calcara, che secondo le sue propalazioni fu incaricato di uccidere il giudice Paolo Borsellino, non parlando mai di Matteo Messina Denaro (come hanno affermato il pm Massimo Russo e il giudice Alessandra Camassa) di fatto finì con il favorire, consapevolmente o inconsapevolmente, il progetto stragista dell’attuale boss latitante che proprio durante quel periodo a Castelvetrano incontrava i vertici di Cosa Nostra per pianificare le stragi.
Calcara, che nel corso di un’udienza al processo per l’uccisione del giornalista Rostagno si è autoaccusato di un omicidio rimasto impunito, è lo stesso pentito che a distanza di anni, nel libro “Dai memoriali di Vincenzo Calcara. Le cinque entità rivelate a Paolo Borsellino”, curato dalla giornalista Simona Mazza, racconta di aver preso parte al trasporto di esplosivo per un attentato a Paolo Borsellino. Perché non venne mai processato per questi e altri fatti dei quali ha a lungo parlato anche nel corso di telefonate intercorse con Gian J. Morici?
Questo libro è scritto sulla scorta di atti documentali, testimonianze e affermazioni dello stesso Calcara. Aspetti inediti, notizie penalmente rilevanti, sul più colossale dei depistaggi. Uomini come il questore Rino Germanà, scampato miracolosamente a un agguato, l’allora vicequestore Michele Messineo, il professore Antonio Vaccarino, che sotto lo pseudonimo di Svetonio operò per conto del Sisde nel tentativo di catturare Matteo Messina Denaro, e altri che intralciavano i piani del boss, dovevano essere eliminati o infangati, grazie alla partecipazione di pezzi dello Stato, affinché la mafia potesse realizzare, indisturbata, la strage di via D’Amelio, nella quale persero la vita il Giudice Paolo Borsellino e gli agenti della scorta Eddie Walter Cosina, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli e Claudio Traina.

Biografia
GIAN JOSEPH MORICI
Nasce negli Stati Uniti, a Rochester, nel 1959. Di padre siciliano e madre americana rientra presto nella paterna Sicilia, ad Agrigento, provincia ad alta densità mafiosa. Cresce quindi in un ambiente in cui la presenza della mafia è palpabile ed incide nella vita quotidiana anche di chi con questa non ha nulla a che spartire.
Figlio di commercianti conosce il volto peggiore di questo male quando a Gela viene ucciso un amico fraterno della famiglia, nonché collega, per essersi opposto alla richiesta di pizzo ed avere fondato la locale associazione antiracket. Un evento che segna profondamente il suo percorso in favore di una cultura antimafiosa. Nel 2006 apre il blog, trasformato poi in giornale on-line, La Valle dei Templi.
Dedito alla tutela delle tematiche ambientali è stato oggetto di minacce di probabile matrice mafiosa come riportato da media nazionali e da interrogazioni parlamentari.
Nel 2014, con la prefazione di Antonio Evangelista, autore dei libri La Torre dei Crani, Madrasse e Califfato d’Europa, viene dato alla stampa “Vittime di mafia”, un libro scritto a quattro mani da Fabio Fabiano e Gian Joseph Morici, che narra delle vicende umane e storico-processuali scaturite dagli omicidi di innocenti da parte di mano mafiosa.
Dopo anni trascorsi a Parigi, dove ha continuato a scrivere di mafia, terrorismo e intelligence, vivendo una nuova avventura da infiltrato tra i gruppi virtuali dello Stato Islamico, in merito alla quale ha rilasciato diverse interviste sulle reti nazionali italiane, ritorna in Italia dove continua a scrivere articoli pubblicati anche dalla stampa estera.
Biografia
SIMONA MAZZA
Scrittrice e giornalista dell’Odg Lazio (Ordine dei Giornalisti), Simona Mazza è nata a Noto (Sr) il 30/04/1971, dopo aver conseguito la maturità classica , nel 1990 si trasferisce a Roma per studiare alla prestigiosa Accademia internazionale D’Alta Moda e Storia del Costume Koefia e successivamente a Los Angeles per effettuare un Master presso l’Fidm (Fashion Institute of Design and Merchandising)
Inizia proprio nei primi anni ’90 la collaborazione con la giornalista di moda Mary Giacchino, ma il percorso nella mondo della stampa viene accantonato fino al 2011 quando inizia a collaborare con diversi quotidiani online, curando sostanzialmente la pagina politica.

L’esordio letterario avviene nel 2012 con il romanzo storico Carta Carbone, che partendo dal periodo fascista tocca gli anni ’70. Di quegli anni bui di governo arbitrario l’autrice non esita denunciare irrazionalità, aberrazioni ed ingiustizie. Ravvisando altresì preoccupanti analogie con il tempo presente (da qui il titolo Carta Carbone), il libro narra da un lato la tendenza ad una degenerazione di costumi e dall’altro, un crescente ricorso all’autoritarismo ed alla violenza di Stato e all’adozione di vili mezzucci per restare a galla.

Nel corso dell’attività giornalistica si imbatte in diverse inchieste, tra cui il Caso Orlandi, il caso Masi ed altre vicende legate al fenomeno mafioso, una su tutte la storia del pentito Vincenzo Calcara. Con lui pubblica nel 2014 il libro “Dai Memoriali di Vincenzo Calcara: le 5 Entità rivelate a Paolo Borsellino” che racconta in forma autobiografica la vita dell’uomo “riservato” di Cosa Nostra che avrebbe avuto il compito di uccidere il noto magistrato.
Il libro, presentato al Salone di Torino, ha partecipato fuori concorso al Premio Bancarella.
La prefazione porta il nome di Salvatore Borsellino e all’interno contiene un “cameo” di Manfredi Borsellino.

Nel 2015 insieme a Massimo Festa e Claudio Eminenti pubblica il libro denuncia “La Mafioneria è uno Stato perfetto” che fa vivere le storie interconnesse di due ribelli contro il sistema di corruzione, in un intreccio di mafia e massoneria. Il libro si aggiudica il Premio speciale della giuria “Franz Kafka Italia 2017”, VII Edizione a Udine, come miglior saggio dell’anno, ma… colpo di scena: Massimo Festa a seguito delle sue dichiarazioni viene rinchiuso presso la Rems di Ceccano, un manicomio criminale, ragione per cui il libro viene ripubblicato in seconda edizione con gli aggiornamenti del caso.

Collaborazioni giornalistiche
Simona Mazza, ha collaborato con il quotidiano Laspiapress occupandosi di politica, mafia e inchieste; attualmente scrive per l’Osservatorio Nazionale Amianto, trattando il tema amianto e uranio impoverito; lavalledeitempli.net; inliberta.it, collabora altresì con il Senatore Lello Ciampolillo (M5s) su questioni legate al mondo vegan e alla Cannabis terapeutica.