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13/10/2018 07:14:00

Un detenuto a Trapani voleva introdurre telefonini e droga in carcere

Un detenuto a Trapani voleva introdurre telefonini e droga. Un'operazione della Polizia Penitenziaria di Trapani ha stroncato sul nascere un traffico di sostanze stupefacenti all’interno del “Pietro Cerulli”.

In data 5.10.2018 a seguito di attività di indagine svolta con mezzi tradizionali, condotta dal personale di Polizia Penitenziaria e coordinata dal Sost. Proc. Della Repubblica di Trapani Dott.ssa Giulia Mucaria, al fine di contrastare l’ingresso fraudolento in Istituto di oggetti non consentiti (telefonini) e droga, veniva dichiarato in stato di arresto il detenuto G.O. di anni 54 di Acireale, poiché colto in flagranza di reato mentre tentava di introdurre all’interno dei reparti detentivi un pacco contenente mezzo chilo di hashish, un micro telefonino (cm.6,8) ed altri oggetti vietati dal Regolamento.

Approfittando del fatto di essere un lavorante scopino ammesso all’art.21 ovvero con una certa libertà di movimento all’interno dell’Istituto, attraverso una stratagemma escogitato prelevava l’immondizia dal box esterno del Reparto Colloqui ove un complice aveva prima buttato un pacchetto contenente il materiale sequestrato, per trasportarla nei cassonetti posti all’interno dell’Istituto ma abbastanza lontani dalle sezioni detentive.

La droga e il telefonino venivano prima abilmente nascosti sotto alcune cassette di frutta per essere in seguito prelevati dallo stesso che, avvalendosi della complicità di altri detenuti, li avrebbero destinati alle sezioni detentive da dove sarebbe partita l’attività di spaccio.

Il Direttore dell’Istituto dott. Renato Persico si è complimentato con il personale in servizio per la professionalità dimostrata ancora una volta nel contrastare l´illegalità del traffico di stupefacenti e la piaga nazionale dei micro telefoni diretti all’interno degli Istituti (solo nell’anno 2017 su tutto il territorio nazionale ne sono stati ritrovati 337 e che in assenza di una specifica previsione normativa che vieta l´uso degli apparati cellulari da parte dei detenuti comporta esclusivamente una violazione disciplinare interna per uso di «oggetto non consentito») . “Come operatori penitenziari – dice Persico – ci preoccupa la verosimile diffusione del fenomeno che rende necessari maggiori e più serrati controlli, da parte del Reparto di Polizia Penitenziaria - tesi ad evitare che i detenuti possano continuare a gestire traffici illeciti servendosi di soggetti collegati dall´esterno, raggiungibili facilmente grazie all’uso dei telefonini la cui miniaturizzazione mette sempre più a dura prova il personale”.

A tal proposito, infatti, il Comandante di Reparto Comm. Capo Giuseppe Romano che ha diretto l’operazione, evidenzia come l’attività di intelligence e di controllo del carcere da parte della Polizia Penitenziaria diviene fondamentale nel contrasto di questi fenomeni criminali. “Il rinvenimento di tale grossa quantità di stupefacente destinato a detenuti, scoperto e sequestrato in tempo evidenzia una volta di più l’arroganza e il disprezzo delle regole da parte di alcuni detenuti che continuano a delinquere anche stando in carcere, approfittando della concessione di alcuni benefici di legge quali l’art.21 O.P. (lavoro all’esterno) o i permessi premiali e nonostante gli sforzi messi in campo da questa Amministrazione Penitenziaria a fini rieducativi.

Ogni giorno la polizia penitenziaria porta avanti una battaglia silenziosa per evitare che dentro le carceri italiane si diffonda il consumo, anche di quantità minime di stupefacenti, che talvolta vengono sequestrate anche a familiari di detenuti compiacenti (altissimo è il numero di detenuti tossicodipendenti) che approfittando del momento dei colloqui cercano di passare loro la sostanza.

POLIZIOTTE. "Ancora una volta registriamo atteggiamenti che vanno fuori dalle normative di legge presso il carcere di Trapani e francamente siamo stanchi di assistere agli arbitrii che violano le normali e corrette relazioni” …

Con grande fermezza - la questione dell’impiego del personale di Polizia femminile all’interno delle sezioni ove sono reclusi detenuti maschi, - dichiara il leader Siciliano della UILPA Polizia Penitenziaria Gioacchino VENEZIANO... – “ è ampiamente chiarita nella legge di riforma della Polizia Penitenziaria è cioè la 395/90 ribadita anche in successive circolari ministeriali concernente la questione…”

Abbiamo consegnato - ha ribadito il Segretario Veneziano - al Direttore Persico una risposta ad un quesito appositamente prodotto dalla UIL per una questione analoga accaduta in un altro istituto e la risposta del Provveditore Regionale dott. De Gesu, integrata addirittura da una Ministeriale della Direzione Generale del Personale del Personale di Roma è stata chiara, è cioè nelle sezioni ove sono rinchiusi detenuti maschi le poliziotte non possono prestare servizio!

Spiace costatare la fine ingloriosa - ….insiste Veneziano…. - della correttezza di un settore della pubblica amministrazione che della Giustizia annovera la denominazione ma nel frattempo dopo una contrattazione sindacale dove la UIL e tutte le altre rappresentanze erano state assicurate che le decisioni venivano prese dopo un apposito interrogazione da avanzare agli organismi Superiori, lo stesso ha continuato senza informare nessuno ad impegnare il personale di Polizia femminile nelle sezioni dove sono rinchiusi detenuti maschi…”

Il Capo del Dipartimento Francesco BASENTINI ed i vertici Ministeriali verranno - conclude Veneziano - informati di questa pesante violazione di legge.