18/10/2018 06:00:00

Birgi, un futuro ancora troppo incerto. E Musumeci: "Fusione degli aeroporti siciliani"

 Doveva essere il momento della verità, il momento del rilancio, ma resta tutto ancora molto incerto per l’aeroporto di Trapani Birgi.

I due fronti aperti non stanno lasciando ben sperare il territorio, anche se le dichiarazioni pubbliche di politici e amministratori sono ovviamente ottimistiche.
Da un lato, infatti, c’è il bando per i voli da e per il “Vincenzo Florio”, che ha avuto soltanto due partecipanti, Alitalia e Blue Air, con la pesante assenza di Ryanair. Dall’altro c’è la situazione societaria, con la fusione di Airgest, società di gestione dell’aeroporto, e Gesap (aeroporto di Palermo) ancora lontanissima.
Di quest’ultimo punto se ne parla da mesi. I successi di Punta Raisi e i tracolli di Birgi hanno fatto pensare che sarebbe logico e conveniente puntare ad un polo aeroportuale della Sicilia Occidentale. Unico modo, sostengono in molti, per rendere stabile Birgi e aumentare il flusso passeggeri in tutta la Sicilia occidentale. Ma si prende ancora tempo.
Durante l’ultima riunione dell’assemblea dei soci di Airgest c’è stato un nulla di fatto.
Il delegato della Regione, infatti, sul punto “attività propedeutiche per la costituzione del polo aeroportuale della Sicilia occidentale”, ha deciso di prendere ancora tempo. La Regione è praticamente socio unico di Airgest, con il 99% delle quote detenute. Un assetto societario che va avanti così da un paio d’anni, e che ha generato una crisi soprattutto sotto il profilo del traffico passeggeri.

“La mancata decisione – affermano Cgil, Cisl, Uil, Sicindustria e Confcommercio Trapani – preoccupa non poco. Continuare a tergiversare sulla fusione di Airgest con Gesap, infatti, diventa sempre più rischioso. Se a questo sommiamo anche che il bando con fondi regionali per l’individuazione dei vettori aerei ha oggi trovato l'interesse di due sole compagnie, Alitalia e Air blu, e che questo verosimilmente porterà un massimo di 700-800 mila passeggeri, la cosa diventa ancora più preoccupante”.


L’invito delle organizzazioni sindacali e degli imprenditori è quello di fare in fretta, ma soprattutto “di assumere una decisione nell'interesse del territorio e dello sviluppo. Se non si vuole o non si può portare avanti la fusione con Gesap si deve trovare una soluzione alternativa su cui lavorare sin da subito. Il rischio è altrimenti quello di far morire l'aeroporto di Trapani Birgi e, con esso, la speranza di uno sviluppo del territorio che passi dal turismo e quindi anche dall’aeroporto”.


Sull’assemblea dei soci e sui risultati deludenti che si sono avuti è intervenuto Paolo Salerno, esperto in marketing e turismo, che ha una piccolissima quota di Airgest.
“Di solito i matrimoni si fanno in due - ha scritto in un post Salerno - il problema è serio, da anni si parla di un polo aeroportuale della sicilia occidentale, lo ha detto tempo fa Crocetta e lo ha ribadito di recente Musumeci. Non sarebbe un’operazione tanto difficile trattandosi di società gestite da enti pubblici. Perché non si va avanti? In primo luogo Orlando maggiore azionista di Gesap non è d'accordo (ma Orlando maggiore azionista di Gesap conosce realmente i conti Airgest?) . Musumeci oltre a parlarne in diversi contesti ha mai spinto con azioni pratiche l'argomento?”. Sono questi i quesiti che si pone Salerno e che parla di “politica di condominio anzichè pensare al territorio”. Quello che manca, sostanzialmente, è la visione strategica.
L’impressione è che potrebbe abbattersi, ancora una volta, la tempesta perfetta per far tornare e rimanere Birgi uno scalo quasi inesistente, mentre c’è chi, come il sindaco di Marsala, Alberto Di Girolamo, si dice ottimista. 


Il declino del Vincenzo Florio ha le sue radici in scelte sbagliate, fatte dalla politica, fatte da chi ha amministrato questo territorio e l’aeroporto. Un declino segnato dall’abbandono di Ryanair, compagnia low cost che anni fa fece la fortuna di Birgi, portando, dietro lauti pagamenti mascherati da accordi di marketing, fino a un milione 800 mila passeggeri in un anno. Roba che questa provincia di sognava.
In tutto ciò, dopo la riunione dei soci finita con un nulla di fatto, arrivano le dichiarazioni del presidente della Regione, Nello Musumeci, che ha incontrato il presidente dell’Europarlamento Antonio Tajani, a Bruxelles. Musumeci ha annunciato a Tajani una rivoluzione nel trasporto aereo siciliano: “Con il presidente Tajani abbiamo concordato l’opportunità di proporre l’unificazione in due sole società di gestione dei sei aeroporti dell’Isola, due dei quali, Lampedusa e Pantelleria, usufruiscono delle tratte sociali”.


“Se questo avvenisse anche per l’Isola madre – ha aggiunto il governatore – sarebbe davvero una grande opportunità”. Gli aeroporti siciliani tutti insieme appassionatamente in un unica gestione, al massimo due. Sono sei gli scali dell’Isola, i più grandi Catania e Palermo tirerebbero la carretta degli altri piccoli scali, da Trapani a Comiso, da Lampedusa a Pantelleria.


Ma tutto questo può portare a dei vantaggi ad un territorio, come la provincia di Trapani, che ha assaporato il profitto dell’essere meta turistica e adesso se lo sta facendo soffiare dal piatto? Ma è anche lecito chiedersi se questo territorio sia mai stato pronto, adatto a sviluppare un'economia turistica. Forse è proprio questo il motivo per cui Ryanair è andata via da Trapani. Nessun servizio, nessuna sinergia, nessuna visione strategica. Quella che non ha visto Ryanair, il cui CEO O'Leary ha ipotizzato che in futuro non ci sia bisogno di pagare biglietti, che il valore del turismo sta nel cliente, nella capacità di un territorio di mettere a sistema la presenza turistica. Tutto questo in provincia di Trapani non c'è mai stato.