31/12/2018 06:00:00

Top news 2018. L'anno orribile per l'Aeroporto di Birgi e la vicenda Ryanair

Continuiamo anche oggi con le top news del 2018. Tra le notizie dell’anno non possono mancare quelle che riguardano le sorti dell’Aeroporto di Birgi e la compagnia aerea Ryanair che, raccolgono sempre tanto interesse nei lettori della provincia di Trapani.

Il 2018 doveva essere, finalmente, l’anno del rilancio dopo lo stallo iniziato lo scorso anno con la scadenza del contratto di co-marketing. E' stato, invece, l'anno più drammatico da una decina di anni a questa parte. Ecco che cosa è accaduto nel 2018, l'anno orribile dell'Aeroporto di Birgi:

Nuovo Cda Airgest - Nel 2018 non solo non c’è stato il rilancio di Birgi ma si sono persi ulteriori voli che hanno portato ad una diminuzione dei passeggeri di oltre il 70%. Ad inizio anno, dopo qualche mese di Governo Musumeci, si dimette Franco Giudice e successivamente arrivano le nomine dei nuovi componenti del Cda, composto da Paolo Angius, presidente, Elena Ferraro e Saverio Caruso.

La crisi dell'aeroporto - Da tempo ormai l’aerostazione è in crisi sia per i debiti sia per la mancanza di voli e, molto del personale impiegato, specie quello inquadrato con contratto a tempo determinato, è stato mandato a casa con l’indennità di disoccupazione. Viene approntato il bando di gara con la speranza di riuscire a farcela per la stagione estiva 2018. L’Alitalia però fa ricorso al TAR su quanto proposto da Airgest, rimettendo tutto in discussione, bloccando l’assegnazione della gara e compromettendo così definitivamente la stagione. La situazione continua a rimanere in stallo, e fin quando non verrà espletata la nuova gara, l’operatività è rimasta circoscritta ai pochi collegamenti effettuati da Ryanair, a quelli di Alitalia e Blue Air. Ci sono stati poi i tentativi di People Fly mai decollato veramente e stessa cosa per Aliblue Malta.

L’assessore regionale Attività Produttive Turano - L’esponente del governo Musumeci ci ha detto, così come aveva ribadito durante il convegno organizzato dal comitato spontaneo per la salvaguardia dell’aeroporto, che considera il ricorso di Alitalia “una vera e propria mascalzonata ai danni del nostro territorio”. “Alitalia non ha partecipato alla gara – ha affermato Turano - ma ha fatto un ricorso con l’obiettivo di stroncare gli aeroporti minori della Sicilia, come il nostro, dove volano le compagnie low cost”.

I 900 milioni ad Alitalia - Turano ci va giù duro e senza peli sulla lingua su Alitalia: “Ha avuto un contributo di 900 milioni di euro per la ricapitalizzazione, non 4 milioni quanto Birgi, e con i soldi dei contribuenti ha fatto ricorso contro la gara del nostro aeroporto”. L’assessore regionale ha voluto puntualizzare che Bruxelles ha aperto un’infrazione su quanto accaduto, perché considera questo prestito un aiuto di Stato. “Tutta questa vicenda che ha recato danno alla nostra provincia è una cosa che grida vendetta – continua Turano -. Nella guerra tra Alitalia e Ryanair la provincia di Trapani non c’entra nulla e ne ha pagato le conseguenze. E’ stato permesso ad Alitalia, non solo di avere i soldi pubblici ma di pagare un avvocato contro la gara di Birgi”.

Nuovo bando Airgest - Il nuovo bando per trovare un vettore che porti passeggeri e quindi turisti, all'aeroporto di Trapani, anziché prepararlo i comuni lo ha preparato Airgest, i comuni lo hanno approvato e sottoscritto e trasferito alla Regione che ha individuato la stazione unica appaltante in provincia di Ragusa per l’espletamento della la nuova gara. Ragusa, infatti, beneficia di una parte dei fondi, per il 2018 e 2019, stanziati dalla Regione per l'avvio di nuovi collegamenti con gli aeroporti di Trapani Birgi e di Comiso.

Le compagnie aeree non effettueranno questi voli gratis, ma in base al contratto che si andrà a stipulare verranno pagate. Sempre sulla carta si comprano servizi di marketing e promozione del territorio, nella sostanza si acquistano voli. I soldi per il bando li ha messi la Regione Siciliana, azionista quasi unico dell’Airgest, la società che gestisce il “Vincenzo Florio”. In totale ha finanziato il bando con oltre 14 milioni di euro, per dei contratti che avranno durata triennale. Il bando, a differenza di quello cassato dal Tar, è suddiviso in lotti, ossia in destinazioni. Sono 25 le destinazioni previste, 14 nazionali e 11 internazionali. Ogni compagnia poteva presentare offerte anche soltanto per un lotto. A differenza del precedente bando, quindi, non si è chiesto di presentare offerte per tutto il pacchetto. Dicevamo che le offerte sono state presentate da Alitalia e Blue Air. Le due compagnie effettuano già dei voli da e per Trapani Birgi, che rientrano in quelle destinazioni previste nel bando, senza percepire soldi, finanziandosi solo con biglietti acquistati dai viaggiatori. E infatti hanno presentato delle offerte per le stesse destinazioni, con il vantaggio che ora saranno pagate in più dal territorio per effettuarle.

Caso Di Perna - All’aeroporto di Trapani Birgi, a complicare le cose, ci si è messo anche il fattaccio dell’incarico da direttore generale affidato e poi revocato a Massimo Di Perna che non aveva i titoli sufficienti per coprire il ruolo.

Ryanair non partecipa al secondo bando e lascia - Grande assente a tutta questa procedura è stata Ryanair, che ha di fatto abbandonato Trapani Birgi. La compagnia aerea irlandese da quando è cominciata la crisi di Birgi ha potenziato i voli all’aeroporto di Palermo Punta Raisi. Ryanair aveva partecipato al primo bando impugnato da Alitalia davanti al Tar che ne ha accolto il ricorso. Adesso Ryanair ha abbandonato Birgi, stanca delle diatribe, dell’incapacità di gestire l’aeroporto, dell’inesistenza di servizi nel territorio, dell’inesistenza di una politica di sistema nel territorio della provincia di Trapani. Una compagnia che ha fatto arrivare il Vincenzo Florio a movimentare fino a due milioni di passeggeri l’anno.

Il Comune di Marsala Capofila - Ora c’è la possibilità che i lotti rimasti non assegnati possano essere rimessi sul mercato. Il Comune di Marsala Ente capofila della Coalizione territoriale (comprende anche Alcamo, Buseto Palizzolo, Calatafimi Segesta, Campobello, Castellammare, Custonaci, Favignana, Paceco, Salemi e Valderice) che ha sottoscritto l'Accordo di Collaborazione per il rilancio dell’aeroporto. Le tratte nazionali sono verso le regioni Sardegna, Lazio, Umbria, Marche, Emilia Romagna, Piemonte, Liguria, Lombardia, Toscana, Lazio, Veneto e Friuli Venezia Giulia, mentre quelle internazionali sono Francia, Polonia, Belgio, Germania, Malta, Olanda, Slovacchia, Spagna, Repubblica Ceca

La possibili proposte risolutive - Da tempo come possibile soluzione ai problemi dell’aeroporto si parla della fusione di Birgi con Palermo, un passaggio quasi obbligatorio. In più da più parti la fusione con Palermo viene vista molto positivamente. Si tratta di un progetto al quale si pensa da tempo, e di cui sono d’accordo tutti i principali attori: dal presidente di Airgest, a Sicindustria, ai deputati regionali, agli operatori del territorio se questo possa portare più stabilità a Birgi. Ci vorranno dei mesi, ma la strada da percorrere è questa. Anche il governo Regionale spinge per la fusione, e il fatto che abbia acconsentito alla ricapitalizzazione - sistemandone i conti - dell’Airgest, con l’apporto di 12,5 milioni di euro, è un indizio più che utile.

I numeri di ottobre - Ad ottobre 520 aerei hanno fatto transitare nello scalo trapanese un totale di 38.687 passeggeri ma in questo caso, rispetto allo stesso mese del 2017, il segno meno è addirittura del 70%. Numeri sconfortanti ma certamente prevedibili.
E purtroppo, almeno nel medio termine, non ci saranno grandi cambiamenti in positivo, dato che l’apertura delle buste del bando di gara non ha portato i risultati sperati, con il forfait di Ryanair e con le due uniche compagnie partecipanti, Alitalia e Blue Air, interessate a soli 3 lotti dei 25 previsti. Nonostante i soldi messi a disposizione per i collegamenti con tutta Italia e mezza Europa, le offerte sono state fatte solo per Torino da Blue Air, e per Milano e Roma da Alitalia. Tratte che le due compagnie già fanno e per le quali ora verranno pagate.

Fusione Airgest Gesap più vicina ma non troppo... – Le novità, che si spera possano portare finalmente a qualcosa di positivo, arrivano dalla Regione che martedì, nel corso dell’assemblea dei soci, ha dato l’ok definitivo alla fusione tra Airgest e Gesap, le due società che gestiscono rispettivamente lo scalo di Trapani-Birgi e quello palermitano di Punta Raisi. Per arrivare alla fusione però ci vorrà non meno di un anno. L’Airgest che appartiene totalmente alla Regione dovrà fare una valutazione aziendale e predisporre un piano industriale che proietta l’aeroporto trapanese in un bacino più ampio. La fusione tra le due società non si presenta semplice né imminente. Per il presidente di Airgest Paolo Angius, i tempi minimi sono di dodici mesi. “L’eventuale fusione con Gesap permetterebbe a Birgi di avere importantissimi benefici di scala - afferma il presidente di Airgest -. Noi, oggi, abbiamo le mani legate dal punto di vista commerciale, essendo un soggetto totalmente pubblico e ci pone limitazioni commerciali che Palermo non ha. Occorre lavorare sodo per questa fusione, perché per Trapani è importante in un’ottica di sviluppo commerciale".

A Trapani al consiglio comunale aperto sull’aeroporto, Turano se la prende un po' con tutti, ad iniziare dal Governo italiano che non ha messo un euro per Birgi. E si chiede come mai in altre città d’Italia si può trattare direttamente con le compagnie e a Trapani, invece, si deve fare il bando? Turano continua il suo intervento scagliandosi contro Alitalia, per aver fatto il ricorso e bloccato il primo bando. La discussione in aula continua sul possibile accordo con Gesap che per molti non può essere fatto solo dalla Regione, ma con la partecipazione dei comuni.

Eleonora Lo Curto rivendica il fatto di aver messo in ordine i conti dell'Airgest per potere fare il bando e annuncia le barricate in difesa dell'aeroporto e del territorio: "Abbiamo messo in sicurezza i conti Airgest per poter fare il bando. Sei due aeroporti di Trapani e Palermo non faranno la fusione non ci sarà soluzione per il futuro. Ryanair se n’è andata perché i comuni sono venuti meno all'accordo di co-marketing. Faremo le barricate - conclude - per difendere il nostro territorio".

Il consiglio comunale aperto di Trapani sull’aeroporto di Birgi, non solo non è riuscito a dare un’indicazione ben precisa e unitaria su come affrontare la situazione, ma è servito ad aggiungere polemiche e botta e risposta del mondo politico, che certamente non aiutano a risolvere quella che è la crisi più profonda da quando la compagnia irlandese low cost Ryanair ha fatto di Birgi una delle basi tra le più importanti in Italia, riuscendo a portare in provincia di Trapani, anche punte di più di due milioni di passeggeri all’anno.

Per il momento le uniche possibilità per far fronte ad un bando flop che, nonostante i 14 milioni di euro messi a disposizione, garantisce appena tre rotte italiane con Alitalia e Blue Air, sono, nell’immediato, le trattative private che Airgest sta cercando di chiudere con alcune compagnie per la summer 2019, e, secondo rumors sempre più insistenti, anche con la stessa Ryanair che si troverebbe a discutere fuori dal bando.

A fine novembre Angius annuncia che oltre a Ryanair e Alitalia, arrivano a Birgi altre due compagnie aeree. Angius ci ha tenuto a difendere alcuni meriti della sua gestione: "Ryanair vola questo inverno da Trapani senza prendere un euro, e questo non era un risultato scontato. Se la compagnia irlandese continua a volare da e per Trapani vuol dire che noi abbiamo credibilità". E a dimostrazione di ciò Angius ha annunciato la chiusura di due contratti con due compagnie aeree, una piccola, e una invece importante, che assicurerà due collegamenti internazionali, tra cui Londra. "Non posso fare nomi - ha detto - perchè oggi firmiamo i preliminari, e abbiamo un obbligo di riservatezza".

C'è la firma con una nuova compagnia aerea - Il presidente di Airgest, Paolo Angius, l’aveva annunciato durante il consiglio comunale straordinario su Birgi, e ora c'è la firma sulla lettera di intenti. L’Airgest però non vuole ancora dare alcuna informazione in merito.
Tornando alle possibili soluzioni, l’altra, che è invece a lungo termine, è quella che prevede la fusione tra le due società aeroportuali di Trapani e Palermo, con l’obiettivo di un polo aeroportuale della Sicilia Occidentale. Su questo punto sono contrari i 5 Stelle che hanno accusato il governo regionale di fare il doppio gioco, prima con la ricapitalizzazione di Airgest e ora con la privatizzazione.

"Se Palermo dice no Gguardiamo a Catania" - Con l’occasione della visita di Musumeci in Aeroporto, il presidente Paolo Angius ha ringraziato la presidenza della Regione siciliana per l’attenzione alla struttura e al territorio. A proposito della possibile fusione con l’aeroporto di Palermo, a cui i vertici di Gesap non hanno ancora dato il proprio benestare, Angius ha lanciato una provocazione: «Se Palermo dicesse di no si potrebbe guardare al polo di Catania e di Comiso che porterebbe il numero complessivo di passeggeri sopra quota 10 milioni».
Palermo non vuole "acquistare" l'aeroporto di Trapani. Lo ha detto il presidente della Regione, Nello Musumeci, incontrando i Sindaci sul futuro dell'aeroporto di Birgi.

Il no di Orlando - "Il Sindaco di Palermo mi ha detto che Gesap non ha intenzione di rilevare Airgest, perchè, mi ha detto: non siamo un ente di beneficenza". Musumeci però non perde le speranze, e propone un nuovo incontro per avviare la fusione. "Nessuno qui ha decretato la chiusura dell'aeroporto, ma finora si sono fatte promesse che si sapeva che non potevano essere mantenute".

Musumeci invita sindaci e imprenditori del territorio a fare la loro parte - Musumeci striglia i Sindaci, ma anche gli imprenditori: "Chi trae vantaggio dall'aeroporto, devo dare un piccolo segnale, che finora concretamente non è arrivato". Poi ha ribadito: "La forza di un aeroporto non può essere legata ai caprici di una compagnia, nè Birgi può pensare di fare concorrenza all'aeroporto di Palermo. Bisogna lavorare insieme, senza creare danno". 



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