«Giocando aveva rotto la sponda del letto». Così è stato ammazzato di botte il bambino
«Giocando aveva rotto la sponda del letto». Così il patrigno ha massacrato con una scopa Giuseppe, il bambino di 7 anni morto per le botte a Napoli, l’uomo è accusato di omicidio volontario.
Dopo cinque ore di interrogatorio, incalzato dalle domande del pubblico ministero Paola Izzo, Tony Sessoubti Badre, è crollato. «Li ho picchiati perché davano fastidio, rompevano tutto, e non stavano al loro posto. Hanno persino graffiato i mobili della cameretta che avevo appena comprato con un grosso sacrificio economico. Li ho picchiati, si! Qualche pugno. Forse dei calci. Ma non il bastone». Questo il movente del barbaro omicidio di Giuseppe, sei anni compiuti lo scorso novembre, ucciso a bastonate, come si fa per i cuccioli delle foche, sul divano di casa, a Cardito.
iù fortunata è stata la sorellina di sette anni, Noemi, ricoverata ancora in neurochiurgia del Santobono, ormai fuori pericolo, ma con ancora il corpicino segnato dai colpi della mazza da scopa che il convivente della mamma ha utilizzato per «insegnare loro l'educazione e il comportamento». Una punizione che è durata dal sabato sera e fino al primo pomeriggio di domenica, come ha raccontato ai medici che la curavano la bambina, inchiodando così il «compagno di mamma» alle sue gravissime responsabilità sulla morte del povero Giuseppe. Il pm Paola Izzo ha disposto il fermo per omicidio volontario aggravato e per tentato omicidio: Tony Sessoubti Badr è stato condotto nel carcere di Poggioreale.

Ma il lavoro della Procura di Napoli Nord, diretta da Francesco Greco, non è affatto terminato. Al vaglio la posizione di Valentina Casa, la mamma di Noemi, Giuseppe ed Erminia di quattro anni avuti da una precedente relazione - che con decreto d'urgenza del Tribunale dei Minori è stata affidata a una struttura protetta, dove verrà accolta anche Noemi non appena verrà dimessa dall'ospedale. In buona sostanza gli inquirenti intendono accertare se la donna sia stata a sua volta fatta oggetto di violenze fisiche da parte del compagno, se quando l'uomo picchiava i suoi tre figli in qualche modo lo lasciava fare, e soprattutto che ruolo ha avuto tra sabato sera e domenica mattina, quando la furia bestiale dell'indagato ha causato la morte di Giuseppe e il ferimento di Noemi.
La donna, che nelle prime fasi dell'indagine aveva dichiarato di non essersi accorta di nulla, messa alle strette nel corso dell'interrogatorio aveva finito per ammettere che domenica «Tony sembrava un diavolo, tanto che non sono riuscita a fermarlo». Nelle prossime ore il magistrato conferirà l'incarico ad un anatomo-patologo che dovrà effettuare l'autopsia sul corpo del bambino e determinare la natura delle lesioni, le cause che le hanno provocate e tra queste quelle che hanno condotto alla morte il povero Giuseppe.
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