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01/02/2019 14:49:00

Lo sposo cadavere, l'esame del Dna: i resti umani sono quelli di Ciaravolo

 Va verso la chiusura il caso dello "sposo cadavere", ovvero di Francesco Ciaravolo, trovato carbonizzato in un'auto a Salemi, qualche giorno dopo aver disertato l'appuntamento per il matrimonio con la sua fidanzata. Adesso c'è anche la conferma che i resti ritrovati all'interno dell'auto sono i suoi, come ha confermato l'esame del Dna. Ci sarebbe poi un video che riprende Ciaravolo mentre riempie una tanica di benzina da un distributore vicino la zona in cui è stata trovata l'auto, quindi tutto fa pensare che si tratti di un suicidio, anche se Ciaravolo, come è stato ricostruito in questi  giorni, aveva molti nemici, e aveva conti in sospeso per piccoli e grandi raggiri con molte persone. 

Comunque, adesso c'è l'ufficialità. E' Francesco Ciaravolo, 48 anni, piccolo imprenditore agricolo, l'uomo trovato carbonizzato lo scorso 5 gennaio a Piano Rizzi, nelle campagne di Salemi , all'interno della sua auto, una Mercedes classe C. A stabilirlo, attraverso l'esame del Dna, è stato il Ris dei carabinieri di Messina, incaricato dell'accertamento dalla Procura di Marsala, che adesso propende per l'ipotesi del suicidio. Francesco Ciaravolo il 28 dicembre scorso non si era presentato nella chiesa di Castelvetrano dove avrebbe dovuto sposarsi. L'indagine dei carabinieri è coordinata dal procuratore di Marsala Vincenzo Pantaleo e dal sostituto Antonella Trainito.

Nelle prime fasi dell'indagine, gli investigatori hanno ascoltato parecchie persone "per cercare di individuare - aveva spiegato il procuratore Pantaleo - eventuali soggetti che potessero avere motivi di rancore verso Ciaravolo". Ma adesso l'ipotesi dell'omicidio sembra essere tramontata. Inoltre, il nucleo familiare della mancata sposa risulta essere lontano da eventuali contesti criminali. Per gli investigatori sarebbe da escludere una vendetta nei confronti dell'imprenditore. Nel passato di Ciaravolo c'è un modesto precedente penale. E' stato, infatti, condannato a quattro mesi di reclusione e 60 euro di multa, con pena sospesa, per truffa. Il fatto risale al 2009, quando Ciaravolo chiese all'Enel l'allaccio per la fornitura di energia elettrica, ma fornendo il nome e il documento d'identità di un'altra persona, che poi si vide recapitare una bolletta di 246 euro.