Aveva 53 grammi di cocaina, ma erano per uso personale. Assolto un petrosileno
Anche il possesso di ben 53 grammi di cocaina può essere per “uso personale”. E’ quanto ha sentenziato, accogliendo la tesi della difesa, il giudice monocratico di Marsala Matteo Giacalone, che ha assolto Giuseppe Bonafede, 38 anni, di Petrosino (Tp), dall’accusa di detenzione di sostanza stupefacente a fini di spaccio.
Erano stati i carabinieri, nel 2014, a fermare, a Mazara del Vallo, l’auto sulla quale viaggiavano Bonafede e il 49enne pregiudicato mazarese Aldo Ferro. Bonafede disse subito che lo stupefacente era suo ed era per uso personale. E per questo anche Ferro, difeso dall'avvocato Sebastiano Gabriele Daniele, è stato assolto. “Non basta essere fermato con un quantitativo notevole di droga per essere accusati di spaccio – dichiara l’avvocato Antonino Zichittella, legale di Bonafese - Occore dimostrare la sussistenza di tale attività, che presuppone la suddivisione della droga in dosi, il possesso di un bilancino di precisione e tutto il resto. In questo caso, invece, il mio cliente era un assuntore e aveva una disponibilità economica tale da poter acquistare questa quantità di sostanza stupefacente”. Sempre per lo stesso motivo, lo scorso anno, Bonafede era stato assolto dalla stessa accusa.
In quel caso, era stato trovato in possesso di 12 grammi di cocaina. “La droga era per uso personale, non era destinata allo spaccio” affermò anche in quel caso l’avvocato Antonino Zichittella. Per i 12 grammi di cocaina Bonafede era stato arrestato nell’ottobre 2017, dopo un controllo effettuato nella sua abitazione dai carabinieri. “La droga, però – fece notare l’avvocato Zichittella – non era suddivisa e confezionata in dosi. Quindi, non c’erano gli elementi per affermare che era destinata allo spaccio. Era per uso personale. Bonafede, inoltre, dispone di buone risorse finanziarie. Non ha bisogno di spacciare”.
Per Bonafede (attualmente, sotto processo, in Tribunale, per estorsione, insieme al 33enne Gaspare D’Aguanno), il pm aveva chiesto la condanna a un anno e 8 mesi di carcere e a 10 mila euro di multa. Il controllo nell’abitazione di Bonafede fu effettuato durante uno servizio antidroga finalizzato al contrasto della detenzione e dello spaccio di sostanze stupefacenti. La cocaina fu trovata dentro una bustina in cellophane. Nella cucina, continuava la nota dei CC, “tre bottiglie utilizzate verosimilmente per assumere crack - una sostanza direttamente ricavabile dalla cocaina - e del bicarbonato, utilizzato solitamente per tagliare lo stupefacente”.
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