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13/03/2019 11:10:00

Analfabetismo e democrazia

- di Antonino Contiliano - Con pienezza politico-culturale, commentando ed espandendo il senso dell’art. 3 della Costituzione repubblicana italiana, Tullio De Mauro scriveva – era il 1995 – che “senza alfabeto” non c’è democrazia né sviluppo”. Regna invece il sottosviluppo e il diniego dei diritti democratici (“Idee per il governo. La scuola”).

Anziché la rimozione degli ostacoli che limitano la parità, la libertà e l’eguaglianza sociale e politica (oltre che civile) dei cittadini, è la permanenza e l’incremento delle disparità e delle diseguaglianze che si favorisce, lì dove i governi della Repubblica e i governati non usano la lingua in funzione di sviluppi democratici. Compito della Repubblica infatti è la rimozione degli ostacoli per un pieno sviluppo “della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”. E tra questi ostacoli, naturalmente, il linguista Tullio De Mauro, poneva quelli, non secondari, che impediscono una giusta capacità e padronanza di usare la lingua, i linguaggi e insieme il mondo dell’informazione e della comunicazione privata e pubblica. Ed è certo che lo studioso, nel tempo delle società plurilinguiste e del controcanto monolinguistico del capitalismo cognitivo-digitale, non pensasse solamente all’alfabeta strumentale e all’alfabetizzazione funzionale. In gioco era/è il diritto socio-politico di ognuno di sapere capire il materiale verbale-semiologico delle società in progress quanto mai sature di automatismi linguistici non facilmente decodificabile. Il gioco allora è far sì che ogni cittadino non rimanga soggetto passivo o semplice spettatore delle decisioni altrui. In questa direzione, nel secondo Novecento, si sono mossi (e solo per citarne due) sia l’attività “scientifica” complessiva di Tullio De Mauro, che quella di Michel Foucault.


Capire e sapere usare le parole, le categorie e il dire/scrivere più variegato e innovativo, a passo con l’evoluzione storica, non deve rimanere privilegio dei pochi e dell’annessa potenza manipolativa che li tratteggia; né in una democrazia rappresentativa, né in quella “partecipativa” e “deliberativa” (né tanto meno in una democrazia che volesse evolvere verso il “comunismo” e/o l’ “anarchismo”!) c’è partecipazione e co-operazione senza un’alfabetizzazione politico-culturale-linguistico-semiologica ampiamente diffusa e incorporata quale forza vitale. Una forza cioè che, in vista di una società dei ‘pari’, dia a ciascuno e tutti il senso certo che il diritto si è fatto corpo, coscienza e consapevolezza piene. Specie oggi che il ‘corpo’ dei viventi, delle città, dei paesi e dei paesaggi e dello spazio-tempo è triturato dall’economia dei profitti capitalistici estetizzati e passivizzanti.


Se il diritto di contro-tendenza non si incunea e matura nei suoi diversi aspetti, specie nelle società contemporanee, orientate al monolinguismo elettro-digitale di potere, allora, non ci può essere che sottosviluppo, emarginazione, impoverimento, “miseria”, degrado e asservimento al potere che gestisce il sapere circa le relazioni e correlazioni di “Le parole e le cose” (Michel Foucault). Ma proprio perché il modello investe “alle radici i processi di formazione degli individui e le loro conseguenti capacità di partecipazione alla vita della società” (L’educazione linguistica democratica, 2018, p. 111), scrive Tullio De Mauro, la questione investe fondamentalmente la vita politica e l’orientamento (o meno) democratico, seppure nell’ordine delle cose che la storia ha maturato almeno in Occidente. E nel mondo d’oggi – continua Tullio De Mauro – “non si vede altra via, per affermare i pari diritti di individui e popoli, se non quella di un’intensa educazione plurilingue generalizzata” (L’educazione linguistica democratica, cit.).


E in questa direzione, come per la stagione 2018, l’iniziativa “Capire le parole, le parole e le cose” (“4ARTS GALLERY” di Angela Ruggirello e Sal Giampino, Via Rapisardi, Marsala) riprede i battenti per incontrarci su “architettura e paesaggio”, “abitati dalla tecnologia”, “beni comuni, licenze creative commons e legislazione italiana”, “la psicoanalisi al tempo della violenza diffusa”, “pandemia del desiderio”. Il calendario è previsto per i mesi di aprile e maggio prossimi (seguirà apposita locandina con nomi dei relatori, date e orario).