08/05/2019 07:00:00

Sanità, le liste d'attesa più lunghe sono in Sicilia

Presentato all’Ars il rapporto “Ospedali e Salute 2018” dell’Aiop (Associazione italiana ospedalità privata). Le liste più lunghe in Sicilia per l’ecocolordoppler cardiaco (57,2 giorni per il 21% degli pazienti) e la colonscopia (50 giorni nel 41% dei casi). Tempi troppo lunghi anche per mammografia bilaterale (88 giorni anziché dieci per il 30% delle pazienti). Attese bibliche anche per i ricoveri: il 13% dei pazienti attende fino al doppio del tempo per un ricovero che dovrebbe essere assicurato in un mese e 105 giorni per un day hospital.

Forse anche per questo tre pazienti su dieci scelgono di pagare privatamente le prestazioni o rivolgersi ad ospedali di altre regioni. Il tema è uno dei crucci dell’assessore alla Salute Ruggero Razza, che nelle settimane scorse ha emanato una direttiva chiedendo agli ospedali pubblici di tenere aperti gli ambulatori anche nei fine settimana e di sera e ha fatto appelli ai privati per smaltire le liste del pubblico. «Le liste d’attesa rappresentano un elemento di forte disuguaglianza sociale – sottolinea la presidente dell’Aiop Barbara Cittadini – per questo serve la piena integrazione tra pubblico e privato». Più esplicito, nei giorni scorsi, il presidente del sindacato Branche a visita che rappresenta gli specialisti convenzionati, Salvatore Gibiino.

In una nota ha chiesto l’aumento del budget e ha puntato il dito sul sistema dell’intramoenia (le prestazioni private rese dai medici pubblici): «Più allunghi le liste d’attesa più intramoenia puoi fare». L’appello di Miccichè, che per la presidente Aiop Barbara Cittadini nutre anche stima politica (avrebbe voluto candidarla come presidente della Regione del centrodestra alle scorse Regionali), sembra aver fatto breccia su Razza: «E’ vero che ci si può muovere all’interno di risorse, ma la politica deve fare delle scelte. Si aprirà un tavolo con Aiop prima dell’estate ma dal primo gennaio del 2020 non sarà più possibile tenere per le strutture private in Sicilia lo stesso budget di quindici, vent’anni fa anni fa, senza che esso sia profondamente rivisto e innovato»