La sanità siciliana torna sotto i riflettori con un’interrogazione parlamentare che punta dritto al cuore dell’emergenza: i Pronto soccorso dell’Isola.
A firmarla è Giorgio Mulè, vicepresidente della Camera dei Deputati, già protagonista dell’iniziativa che aveva acceso i riflettori sul ritardo degli esami istologici all’Asp di Trapani.
L’interrogazione, presentata il 28 gennaio 2026 al ministro della Salute Orazio Schillaci, parla apertamente di “sopravvivenza” e “criticità” delle aree di emergenza negli ospedali siciliani.
La relazione mai utilizzata e le dimissioni della Volo
Mulè ricostruisce un passaggio chiave. Nell’agosto 2024 l’assessorato regionale alla Salute aveva istituito una commissione per valutare i 67 Pronto soccorso dell’Isola.
A gennaio 2025 la commissione consegna una relazione dettagliata con schede per ciascun ospedale, evidenziando gravi criticità strutturali, organizzative e di personale.
Secondo quanto riportato nell’interrogazione, la relazione non sarebbe stata protocollata né pubblicata. Dopo la contestazione del documento, l’allora assessore alla Salute, Giovanna Volo, si sarebbe dimessa. Il nuovo assessore avrebbe riconvocato la commissione per una nuova stesura, ma anche quel lavoro sarebbe stato accantonato, fino allo scioglimento della stessa commissione.
Cosa emergeva dal documento
Dalla relazione, stando a quanto riferisce Mulè, emergerebbe una situazione di estrema criticità, soprattutto nelle strutture con grandi volumi di attività e ruolo strategico nei territori.
Si parla di disallineamenti tra beni, farmaci e presidi richiesti e quelli effettivamente ricevuti, in particolare nei periodi di maggiore pressione, come durante le epidemie influenzali.
Gli obiettivi ministeriali – l’85 per cento di pazienti dimessi entro 8 ore e una soglia massima del 2 per cento di ricoveri oltre le 44 ore – sarebbero difficilmente raggiungibili senza un coinvolgimento di tutti i reparti ospedalieri nella gestione dei flussi.
Carenze di personale e servizi essenziali
Le criticità riguarderebbero anche il personale: in alcune strutture l’organico medico sarebbe ridotto fino al 20 per cento del previsto. A questo si aggiunge una marcata carenza di infermieri, con ricadute su triage, aree critiche e osservazioni brevi.
Segnalati anche deficit nei servizi essenziali: carrelli d’emergenza insufficienti, carenza di braccialetti identificativi, problemi di approvvigionamento e, in alcuni casi, perfino l’assenza di lavandini adeguati per l’igiene delle mani.
La relazione indicava possibili soluzioni: reclutamento di specialisti in medicina d’emergenza, investimenti strutturali e tecnologici, piani aziendali coordinati per gestire il sovraffollamento, aumento dei posti letto, sistemi informatici per il monitoraggio in tempo reale e un potenziamento delle aree pediatriche e delle terapie intensive.
Code di ambulanze e abbandoni
Mulè richiama anche quanto accaduto durante l’ultima ondata influenzale. In diversi ospedali di Palermo si sarebbero registrate code di ambulanze con pazienti costretti a rimanere a bordo per tempi prolungati e attese fino a 15 ore prima di una valutazione clinica completa.
Il riferimento è anche al rapporto Agenas, che colloca la Sicilia tra le regioni con maggiori criticità nei servizi di emergenza-urgenza: tassi elevati di abbandono prima della visita – come all’ospedale Cervello di Palermo, dove un paziente su quattro lascerebbe il Pronto soccorso senza essere visitato – e ritardi nei tempi di intervento del 118, con la provincia di Messina che registrerebbe tempi medi di arrivo delle ambulanze pari a 25 minuti.
La richiesta al Ministro
Nell’interrogazione si chiede al ministro Schillaci se intenda assumere iniziative per affrontare le criticità evidenziate e per garantire il diritto costituzionale alla salute.
Mulè sollecita anche la pubblicità della relazione redatta dalla commissione, rimasta finora inutilizzata, affinché i siciliani possano conoscere lo stato reale dei Pronto soccorso dell’Isola.
La questione ora è politica oltre che sanitaria: capire se e come il Governo nazionale interverrà su un sistema che, numeri alla mano, continua a lavorare in condizioni di forte sofferenza.