16/05/2019 11:03:00

Marsala, indagine della Finanza su caporalato e lavoro nero. I nomi dei coinvolti

Sono Filippo e Giuseppe Angileri, di 79 e 49 anni, padre e figlio, e Benedetto Maggio, di 41, i tre marsalesi ai quali, martedì mattina, la Guardia di finanza ha notificato la misura cautelare dell’obbligo di dimora entro i confini del Comune di Marsala nell’ambito dell’indagine che ha fatto luce su “caporalato” e sfruttamento di numerosi braccianti agricoli di nazionalità romena nel Trapanese.

Erano loro a gestire la cooperativa (“Colombaia”) che forniva la manodopera a diverse grosse aziende agricole. Giuseppe Angileri e Benedetto Maggio sono cognati. L’indagine, avviata alla fine del 2016 su input di una “fonte confidenziale”, è stata coordinata dal sostituto procuratore di Marsala Antonella Trainito, mentre a firmare le misure cautelari è stato il gip Francesco Parrinello.

Il reato contestato è “intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro”. Indagato anche un romeno. Intanto, emergono altri particolari. Uno dei tanti braccianti romeni ascoltati dagli investigatori (C.C.) ha, infatti, raccontato di essere stato minacciato con una pistola da Giuseppe Angileri soltanto perché aveva chiesto un aumento.

Angileri gli avrebbe, inoltre, detto: “Se hai qualcosa da dire te la vedi con me, non potete dire niente perché siete clandestini”. Nel 2016, due braccianti, i fratelli Nechita, fecero anche causa alla coop davanti al giudice del lavoro del Tribunale di Marsala.

Dalle indagini emerge, poi, che ai “caporali” l’opera di intermediazione con i proprietari dei terreni (in genere vigneti) sui quali erano impiegati i lavoratori avrebbe fruttato parecchio. Almeno una ventina di euro al giorno per ogni bracciante. A questi ultimi, fino al 2013, la giornata veniva pagata intorno a 35 euro. Nel 2014, ci sarebbe stato l’aumento a 40 euro, mentre i committenti avrebbero circa 60 euro per ogni giornata di lavoro. Un vero affare per i “caporali”.