17/05/2019 06:00:00

Trapani. Birrittella, la mafia e quelle scappatelle pericolose

 Ci sono storie di mafia che restano nascoste per anni. Seppellite, e che vengono fuori molto tempo dopo. Ci sono storie di mafia, crimini, che sembrano lontani anni luce da questo territorio, dalla provincia di Trapani. E personaggi dalle tante sfumature.

Tra i tanti delitti di mafia, quello di Vincenzo Milazzo e Antonella Bonomo è certamente tra quelli che colpisce di più.
Vincenzo Milazzo è boss di Alcamo, uomo dei corleonesi, esperto raffinatore di eroina. Antonella Bonomo è la sua compagna. Milazzo viene ammazzato nei primi anni novanta, ha fatto troppo il “gallo” si racconta. Si racconta che abbia cominciato a parlar male dei pezzi grossi di cosa nostra. Un giorno credendo che avessero arrestato Totò Riina, Vincenzo organizza una festa, comincia a capeggiare. Riina viene a sapere tutto ed emette la sentenza. Portano Milazzo in una casa di campagna, dentro c’è anche Matteo Messina Denaro. Milazzo entra, viene ucciso con un colpo alla testa e sotterrato nel terreno vicino. Nei giorni successivi Antonella Bonomo è preoccupata. Il suo ‘guerriero’ non torna a casa e lei ha una gravidanza da portare avanti. Diventa pericolosa per Cosa nostra, potrebbe conoscere tutti i fatti della mafia in quel territorio e ha anche un parente nei servizi segreti. Non dà garanzie di una vedovanza tranquilla. Un giorno viene condotta nello stesso casolare. Lei entra, ma nessuno le spara. Il codice degli uomini d’onore vieta di sparare ad una donna. La strangolano e la incaprettano, mentre lei implora pietà per il bimbo che porta in grembo. Sarà Messina Denaro a metterla in un sacco nero e a seppellirla nella stessa fossa del suo uomo.

Da un’informativa di qualche anno fa, a distanza di quasi 20 anni da quel delitto, emergono dei particolari inediti di cos’era cosa nostra negli anni ‘’90 in provincia di Trapani, di quali fossero i rapporti tra mafia e imprenditoria e come le cose si mescolassero con molta facilità per raggiungere poi i piani più alti del potere. Intrecci di affari ma anche amorosi, intrecci delicati, molto pericolosi.

Tra i protagonisti c’è Nino Birrittella, personaggio noto a Trapani, imprenditore di riferimento del boss Ciccio Pace, ha poi scelto di collaborare con la giustizia. In una conversazione intercettata di qualche anno fa Birrittella si soffermava sui rapporti riservati che aveva coltivato in passato, nei primi anni 90, quando assieme ad un accompagnatore fidato, armati di fucili e pistole si incontravano con i boss di mezza provincia. Tra questi anche con Vincenzo Milazzo, nonostante il capomafia fosse latitante e nonostante la zona in cui si presumeva si nascondesse fosse battuta costantemente dalla Polizia.
Da un’indagine di qualche anno fa emergono altri particolari sui rapporti tra Birrittella ed esponenti mafiosi, e con le donne delle famiglie mafiose.


Nino Birrittella, intercettato, racconta i tempi in cui a bordo della sua 500 si recava ad Altofonte, in provincia di Palermo, per incontrare la sorella di Nino Gioè, boss vicino ai corleonesi. Birrittella però incontrava anche la fidanzata di Milazzo, la povera Antonella, e secondo i suoi racconti pare avesse rapporti sessuali con le due donne.

Queste confidenze Birrittella le aveva fatte a Ciccio Pace, capo della famiglia mafiosa di Trapani. Birrittella raccontava a Pace le fughe d’amore con due donne “pericolose”. Una la fidanzata di un boss, l’altra la sorella di un killer di mafia. Le due donne passavano da Castellammare, e poi proseguivano per vedersi con Birrittella. Lì, a Guidaloca esattamente, era nascosto Vincenzo Milazzo, all’epoca latitante. “Io sapevo tutte cose” dice Birrittella al boss Ciccio Pace. Sapeva tutto Birrittella, e giocava sul filo, protetto dai vertici di cosa nostra trapanese, in un intreccio di pistole e amori. Latitanze e amanti.