13/06/2019 06:00:00

Nessuno vuole Birgi. Cosa si fa con gli 11 milioni? Frenata Gesap-Airgest

 Nessuno vuole volare su Birgi, la trattativa per la fusione con Gesap va a rilento, e resta ben poco da fare per salvare lo scalo trapanese. 


E’ questo lo scenario che riguarda il “Vincenzo Florio” dopo gli ultimi eventi dei giorni scorsi. Uno su tutti certifica il totale disinteresse delle compagnie aeree sullo scalo di Trapani Birgi.


Non ha sortito effetto la nuova iniziativa per attribuire le rimanenti 22 rotte
che non erano state assegnate in occasione dell'aggiudicazione degli altri tre lotti dei servizi di promozione turistica affidati alla compagnia Alitalia per Lazio, Lombardia e Campania e alla Blue Air per il Piemonte. Dopo il mezzo flop del bando pubblico, si è tentata la strada della trattativa negoziata.
Alla procedura scelta con la pubblicazione dei bandi non ha partecipato nessuna compagnia.
Erano 31 gli operatori economici invitati a partecipare alla procedura negoziata per l'affidamento triennale dei servizi di promozione turistica per l'importo complessivo di oltre 11 milioni e 100 mila euro, totalmente finanziato dalla Regione Siciliana. Nessuno ha presentato offerte, nessuno vuole volare su Birgi, e questo era nell’aria. Resta ben poco da fare per rimettere in sesto lo scalo che va sempre più a picco. C’è da tirare un po’ le somme, capire dove si è sbagliato, cosa fare per rimediare e riflettere non solo su Birgi ma su tutta l’immagine del territorio della provincia di Trapani che sembra aver perso appeal rispetto agli anni precedenti.

 


Resta da capire anche cosa fare degli 11 milioni di euro che la Regione ha concesso per la “promozione” del territorio.
Come sempre, molto attivo è il Comitato per il monitoraggio dell’aeroporto di Trapani Birgi. Uno dei suoi portavoce, Luca Sciacchitano, mette sul piatto un utilizzo più diretto, concreto, degli 11 milioni di euro concessi dalla Regione per non perderli.
L’idea è di fare un po’ come ai vecchi tempi: un co-marketing diretto con Ryanair. Ma l'accordo va chiuso entro e non oltre settembre altrimenti anche la stagione 2020 salterà e si arriverà a sfiorare il miliardo di euro di PIL bruciato in 3 anni.
Spiega così Sciacchitano:

Sappiamo che le normative europee prevedono la redazione di un piano strategico (il cosiddetto MEO test) in capo all'ente pubblico che vuole promuoversi tramite co-marketing.

Il MEO test, per semplificare, dovrebbe dimostrare alla UE che, in un'economia di mercato, il privato che si fosse trovato al posto del pubblico, avrebbe realizzato lo stesso investimento.
Esemplificando fino all'osso: se investendo 6.000.000 se ne incassano 6.500.000 (dimostrandolo nero su bianco nel MEO test), l'operazione ha quasi sicuramente il via libera della Comunità Europea.
Palermo e tutti gli aeroporti pubblici che finanziano il co-marketing con Ryanair sono obbligat all’utilizzo di questa procedura.

Fino a ieri l'orientamento comune imputava il MEO test in capo ad AIRGEST.
E lo stesso orientamento era conscio del fatto che Airgest non sarebbe mai stata in grado di recuperare i 6 milioni necessari al co-marketing recuperandoli dagli introiti aviation e non aviation (parcheggi, affitti dei bar, vendita pubblicitaria etc.)
Ma poterbbe esserci una ipotesi alternativa.

E se il MEO test lo facesse la Regione, nello specifico l'Assessorato al Turismo, negoziando egli stesso con Ryanair il co-marketing?

L'obiettivo dell'assessorato non è fare cassa ma rilanciare l'economia, portare turismo, far conoscere il territorio. E già questo dovrebbe permettergli un bonus sullo stesso MEO test".

Nel frattempo si prevedono tempi lunghi per la trattativa di fusione tra Airgest e Gesap per i continui dubbi della società che gestisce l'aeroporto di Palermo. Il governo regionale dice che l’operazione è fattibile, ma arrivano continue frenate. A rallentare è la Gesap, ovviamente, la società che gestisce l’aeroporto di Palermo che è in continua espansione, a differenza dell’Airgest che è in perenne rosso.

“Sulla fusione tra le due società si devono esprimere i soci e al momento non è all’ordine del giorno – ha dichiarato Giovanni Scalia, amministratore delegato di Gesap -. Da amministratore dico che non possiamo fare operazioni che possano compromettere la solidità della società ma stiamo collaborando con Airgest per trovare sinergie e supportare la loro attività”.

 



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