24/06/2019 18:09:00

Marsala, due serate per l’Antigone del TAM, un altro modo per resistere

di Katia Regina. Abbiamo bisogno di tante Antigone. Nel V secolo avanti Cristo, come ora, c’è sempre stata la necessità di una Antigone, capace di lottare contro le ingiustizie inflitte dagli uomini, i potenti di turno.

E se la legge dettata dagli uomini vieta la sepoltura di un corpo, quella stessa legge annulla la distanza tra l’umano e la bestia. Attraverso questo rito siamo diventati umani, è lì che tutto è cominciato. Antigone sceglie di morire pur di trasgredire alla legge di Creonte. Suo fratello Polinice deve essere seppellito, e sarà lei a farlo, da sola… con le sole mani.

Tutti i morti meritano una sepoltura, ed è terribilmente attuale e necessario ribadire questa legge scritta nel patrimonio genetico della specie umana.

L’attualità di questa tragedia è stata intuita da giganti della drammaturgia, da Bertold Brecht a Jean Anouilh, ed è proprio di quest’ultimo che è stato scelto il testo riadattato dalla tragedia di Sofocle. Come non premiare, pertanto, anche solo questa scelta, fatta nel nostro caso da Massimo Pastore.

Certo, è come sfidare un gigante, mettere in scena un’opera così intensa e complessa significa volare alto, rispettare l’altra regola non scritta che vuole vedere innalzarsi il pubblico, proteso verso altezze nuove, da vertigini, piuttosto che chiedere all’arte di inginocchiarsi per sussurrare parole facili e talvolta ruffiane. Questo è il buon teatro! Con questa premessa ogni altro aspetto diventa secondario, seppur importante.

I ragazzi del TAM sono giovani ricercatori, si mettono in gioco, sfidano i draghi incitati dal grido di guerra del loro maestro e custode. La nostra Antigone, ha indossato il volto di Raysi Santana che ha diciassette anni ed è nata nella Repubblica Domenicana, approdata in Italia da bambina dopo aver girato diverse città italiane. Una giovane promessa già individuata dai produttori de L’amica geniale per il ruolo da coprotagonista per una fiction tv tratta dal romanzo Anna di Niccolò Ammanniti. I suoi tratti esotici hanno dato un delizioso contributo al ruolo incarnato con grande trasporto.

Sul palco tutti si sono spesi con serietà, anche gli esordienti. Ismene, sorella di Antigone, interpretata da Giovanna Messina è arrivata al TAM da pochissimi mesi, la sua straordinaria interpretazione dimostra che, quando c’è talento, bastano poche indicazioni buone per far esplodere le capacità naturali.

Giovanni Lamia è ormai una vecchia conoscenza del TAM e, ad ogni rappresentazione, riconferma la sua notevole presenza scenica, ma soprattutto, la sua straordinaria crescita artistica. Nel ruolo della nutrice ancora una conferma di bravura, Sofia Del Puglia. E poi tutti gli altri giovani attori: Clelia Barbanera (Coro) Alessandro Pegno (Emone) Adele Errera (Messaggero) Danilo Di Girolamo (Guardia) Tadjou Kalambani (Guardia) Sofia Caruso (Coro) Serena Tumbarello (Coro) Mahamoud Soliman (Coro).

È questo il teatro che diventa occasione per celebrare una fratellanza universale, oltre gli stessi legami di sangue. Tutto questo muove i ragazzi del TAM, e fermarsi a guardare la tecnica sarebbe paragonabile alla storia dello stolto che fissa il dito quando gli viene indicata la luna.

Il pubblico si è portato a casa una serie di riflessioni, volute dall’autore, seppur in altri contesti. Ha compreso che il rispetto della morte viene prima di qualunque altra legge dell’uomo. Massimo Pastore, ancora una volta, ha centrato il tema. Anche questa è Resistenza. 



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