Senza interpreti dall’arabo il processo non può essere avviato. Due imputati, infatti, non conoscono la lingua italiana. E per questo motivo, in Tribunale, a Marsala, è slittato al 12 settembre l’avvio del processo a quattro tunisini e due italiani accusati di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.
Alla sbarra degli imputati sono Saber Toumi, di 41 anni, residente a Niscemi, Akrem Toumi, di 42, Moncef Berhouma, di 49, Sarra Khaterchi, di 34, Pietro Bono, di 65, e Felice Montalbano, di 60. Gli ultimi due sono di Menfi.
A difendere gli imputati sono gli avvocati Gianni Caracci, Luisa Calamia, Accursio Gagliano e Francesco Di Giovanna. A coordinare l’indagine è stata la Procura di Marsala (pm Niccolò Volpe).
Il procedimento ha preso le mosse da uno sbarco clandestino avvenuto lungo la costa tra Mazara e Campobello di Mazara il 14 aprile 2017. L’organizzazione alla sbarra, con altri soggetti non identificati in Tunisia, avrebbe promosso e diretto l’ingresso illegale in territorio italiano di “un numero non precisato – si legge nella richiesta di rinvio a giudizio – di cittadini extracomunitari privi di titolo di soggiorno”. Nel 2017, Montalbano e Bono erano coinvolti nell’operazione della Guardia di finanza “Scorpion Fish”, che sgominò un’organizzazione italo-tunisina che con potenti gommoni trasportava migranti in grado di pagare fino a 3 mila euro a testa per attraversare il Canale di Sicilia. E in quel procedimento, nell’aprile 2018, davanti al gup di Palermo Annalisa Tesoriere, Felice Montalbano ha patteggiato una condanna a tre anni, 6 mesi e 20 giorni di carcere, mentre Bono, lo scorso 20 dicembre, è stato assolto.