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07/07/2019 06:00:00

Mazara, si chiude la storia della Sigom Sud. I manager devono restituire 2,5 milioni

 Una storia di fatture gonfiate, di truffe, di soldi presi dallo stato per realizzare aziende col trucco. Storie di queste, in Sicilia, ne abbiamo diverse.

E tra queste c’è quella della Sigom Sud, una società di Mazara che nel 1999 aveva ottenuto un finanziamento con la famosa legge 488 per realizzare uno stabilimento per la produzione di articoli tecnici in gomma. Dopo anni di indagini e processi si è chiusa, forse definitivamente, una storia lunga vent’anni, con la condanna di uno degli amministratori della società. Nicolò Clemenza, 62 anni di Marsala, è stato amministratore unico della Sigom Sud dal 1998 al 2003, ed è stato condannato anche lui a restituire 2 milioni e mezzo di euro in solido con la società in liquidazione e con Adolfo e Massimo Spinelli, 81 e 43, soci di maggioranza e amministratori di fatto della società. E’ quanto ha deciso l’ultima sentenza della Sezione d’appello della Corte dei conti. La posizione di Clemenza in primo grado era stata stralciata, con i giudici contabili che avevano condannato soltanto i due Spinelli.

Dicevamo che quella della Sigom Sud è un esempio classico di come in Sicilia spesso le aziende ottengano contributi pubblici per non portare avanti i piani di sviluppo dichiarati e facciano carte false per intascare ugualmente i fondi.

La Sigom Sud srl, che ha sede a Mazara del Vallo, una società che nel 1999 aveva ottenuto un finanziamento con la famosa legge 488 per la realizzazione di uno stabilimento per la produzione di articoli tecnici in gomma. Si chiude una storia aperta quasi dieci anni fa con l’indagine della Guardia di Finanza che portò al processo per concorso in bancarotta fraudolenta nel quale Adolfo e Massimo Spinelli vennero assolti dal Tribunale di Marsala. Proprio questa sentenza è stata portata davanti ai giudici contabili dai difensori degli Spinelli. Ma il giudizio amministrativo è altra cosa dal procedimento in sede penale.


Questo che si è concluso qualche giorno fa non è il primo procedimento in sede di giustizia contabile per il caso della Sigom Sud.
Un anno fa, infatti, in primo grado erano stati condannati i due Spinelli dalla Corte dei Conti. Imputata era anche Antonella Spinelli, 54 anni, amministratore unico della Sigom Sud dal 2003 al 2007, che è stata assolta. La Sezione Giurisdizionale della Corte dei Conti ha nel frattempo aveva sospeso il procedimento nei confronti di Nicolò Clemenza, condannato nei giorni scorsi.


Nel 2015 la Corte dei Conti aveva condannato la Sigom Sud, in persona del curatore fallimentare, a risarcire i 2,5 milioni di euro assolvendo Clemenza, e dichiarando prescritto il procedimento di responsabilità nei confronti degli Spinelli. Circa due anni fa la Sezione Giurisdizionale d’appello siciliana della Corte dei Conti ha stabilito che “la richiesta di risarcimento del danno (2.417.785,74 euro più spese processuali, etc.) avanzata dal Ministero dello Sviluppo Economico alla Sigom Sud di Mazara non è andata in prescrizione”. Per questo motivo ha ordinato che si rifacesse il procedimento di primo grado, che si è concluso con la condanna per i due Spinelli.

Una delle condizioni essenziali previste dalla legge affinché la ditta potesse legittimamente fruire del contributo pubblico era costituita dall’effettivo investimento, da parte dei soci, di una determinata quota di capitali propri nella realizzazione dell’iniziativa imprenditoriale approvata dalla pubblica amministrazione. Ma, a seguito di lunghe e complesse indagini svolte dalla Guardia di Finanza, era emerso che l’incremento di capitale della “Sigom Sud” sarebbe avvenuto in maniera “fittizia”, ovvero mediante “una complessa serie di artifizi contabili, posti in essere dai soci di maggioranza ed amministratori di fatto Spinelli Adolfo e Massimo, con la compiacente connivenza dell’amministratore di diritto Clemenza Nicolò, al quale era successivamente subentrata Spinelli Antonella”. Secondo il pm, le operazioni inerenti il “fittizio aumento di capitale” erano state finalizzate sostanzialmente a far apparire all’esterno una situazione di solidità economico-finanziaria della “Sigom Sud”, che aveva sottoposto all’approvazione della pubblica amministrazione il programma imprenditoriale, in modo “da poter ottenere agevolmente l’erogazione delle varie tranches del contributo pubblico, che, altrimenti, non sarebbero spettate”.


In sintesi, la complessa operazione concernente il fittizio aumento di capitale si era articolata, sempre secondo l’accusa, in tal modo: la ditta “Stamat Industry s.n.c.” (gestita da Adolfo e Massimo Spinelli), che fungeva da azienda fornitrice dei macchinari e delle attrezzature industriali alla “Sigom Sud s.r.l.” (destinataria del contributo pubblico e di cui erano soci di maggioranza gli stessi Adolfo e Massimo Spinelli), aveva ceduto i crediti da essa vantati, per effetto di tali transazioni commerciali, nei confronti della “Sigom Sud s.r.l.” agli Spinelli. Questi ultimi, poi, avevano provveduto a spostare una somma corrispondente ad una parte dei crediti loro ceduti dalla “Stamat Industry” alla “Sigom Sud” in “conto futuro aumento del capitale sociale”. In un secondo tempo, poi, gli Spinelli avevano chiesto, prima, che l’ulteriore quota dei crediti loro ceduti dalla “Stamat Industry” fosse imputata in “conto finanziamento infruttifero dei soci” presso la “Sigom Sud” e, poi, che la somma di denaro fosse trasferita, per loro conto, a titolo di “rimborso finanziamento soci”, dalla “Sigom Sud” alla “Stamat Industry”, che aveva, quindi, provveduto a distribuirla tra di loro sotto forma di utili aziendali. In pratica, il “capitale fresco”, apparentemente affluito alla “Sigom Sud”, corrispondeva, in realtà, all’ingente debito gravante sulla medesima ditta per gli acquisti di macchinari ed attrezzature, che erano stati da essa effettuati in vista della realizzazione dell’impianto industriale. Tutti questi passaggi sono stati ricostruiti dalla Guardia di Finanza. Se da un lato non sono stati ravvisati illeciti penali, dall’altro ci sono dei danni erariali, come stabilito dalla Corte dei Conti.