24/07/2019 06:00:00

Autonomia, parla Armao: "Progetto dannoso per la Sicilia, che inguaia tutti, perché..."

  Quando si parla di Nord e Sud si va all’economia, alla finanza pubblica e della nostra Costituzione si dice poco o nulla. Invece Gaetano Armao, vicepresidente della Regione, professore di diritto pubblico, in un recente saggio, comincia da questa. Perché ?

“E’ da qui che bisogna partire per rompere il divario che spezza l’Italia, perché la Costituzione collega autogoverno e solidarietà”

Siamo già al punto dolens, le autonomie alle regioni forti di cui ora si discute..

“ Bisogna ricondurle alla Costituzione …”

Non sono legittime ?

“Non dico questo. Sostengo che ci sono compatibilità da verificare ..”

Compatibilità ?

“Certo. Le spinte all’autonomia sono legittime. Vengono da Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna. Ma vanno inserite in un sistema di bilanciamenti dove non possono prevalere fughe in avanti”

Nel suo saggio lo sguardo si spinge anche altrove però…

“Si. Ai trattati europei che integrano la Costituzione. Laddove si delinea il principio della coesione economica, sociale e territoriale”.

Lei colloca il riequilibrio territoriale tra i dritti sociali da garantire e non garantiti. Siamo all’articolo 3 della Costituzione, se non sbaglio. Ma il Costituente pensava ad una svolta epocale, dato che l’Italia nasceva duale già nell’800..”

“Condivido il giudizio di Sabino Cassese. Nella mancata coesione tra territori c’è il più grande fallimento dello Stato unitario….”

E si continua

”Peggio, si aggrava. Non solo in quantità . Anche in qualità..”

Non si è cambiato nulla. Vuol dire questo..?

“Vado ai fatti. La Repubblica ha riconosciuto l’autonomia della Sicilia prima, poi ha avviato gli interventi straordinari sino agli inizi degli anni 80. Ha dato così un contributo al superamento del divario…”

E poi ?

“Poi il divario ha ricominciato a crescere . Ecco il punto. ”

 

Che fare oggi, allora ?

“Oggi siamo all’esigenza di fissare per legge l’obbligo per lo Stato di attuare investimenti al Sud in proporzione alla popolazione..”

Non succedeva ?

“Nè succedeva né succede. Dovremmo essere al 34 per cento di interventi. Siamo al 28%”.

La Costituzione vuole uno Stato non inerte davanti agli squilibri. In grado, al contrario, di promuovere politiche per superarli. Ci sono gli strumenti per farlo ?

“ No. Anzi si è a un paradosso che riguarda i fondi europei..”

In che senso ?

“Dovrebbero essere aggiuntivi agli interventi statali. Sono stati e sono sostitutivi. Per poi arrivare alla paralisi…”

Quando ?

“Quando si è introdotto il Patto di stabilità. Per molto tempo ha bloccato le risorse per gli investimenti. Con evidenze nel divario innegabili”.

Per esempio ?

“Tra i laureati residenti al Sud (comprese le Isole), meno della metà (47,7%) ha studiato e lavora nella propria ripartizione geografica di residenza..”

E quanti vanno altrove ?

“Il 52% dei laureati residenti al Sud, più del 26% dei giovani di questi territori, decide di conseguire la laurea in atenei del Centro e del Nord…”

Immagino che gli squilibri al riguardo non finiscano qui..

“ Infatti. il Sud perde oltre il 24 % dei diplomati del proprio territorio.”

Una voragine ..

“Una vera e propria devastazione di capitale umano, di investimento formativo pubblico e di sacrifici delle famiglie.”

Qual è il valore totale ?

“ Dal 2002 al 2017, il Mezzogiorno ha perduto più di 600 mila giovani e la Sicilia non meno di 200 mila”

Come si ferma questa ondata da burrasca

“Solo realizzando una significativa inversione di rotta da parte dello Stato e della Regione. Ma siamo tutt’altro che a questo ancora…”

Lei si chiede nel saggio da cui queste interviste muovono, ragionando sull’articolo 3 della Costituzione, come può uno Stato che si impegna a non tollerare differenze di sesso, di razza e di religione, accettare poi differenze territoriali così vistose. Da politico e da studioso di diritto pubblico, quali risposte si è dato?

“Risposta complessa. Di fatto la progressiva estensione dei diritti sociali nello Stato contemporaneo ha intersecato la cosiddetta legislazione della crisi..”

Con quali effetti?

“ Sono motivo di aggravio sul dualismo territoriale irrisolto riducendo l’eguaglianza sostanziale tra italiani. E siamo, inutile nasconderlo , ad una degradazione dei diritti sociali dei meridionali….”

Sulla carta le regioni deboli dovrebbero avere forte spinta dallo Stato, nella realtà siamo invece a continui colpi di freno. Ora poniamo un’altra questione.  ? Una Regione come la Sicilia, con il suo Statuto speciale che carte potrà giocare ?

“Lo vituperate spesso. Ma, per la Sicilia, le cose stanno un po’ meglio proprio in virtù dello suo Statuto speciale…”

Neppure Lei ha negato elementi di insoddisfazione.

”Certo, perché bisogna procedere alla piena attuazione delle previsioni finanziarie. Parlo degli articoli 36, 37 e 38. Che va peraltro rafforzata dalla condizione di insularità della Sicilia, cosa che la Corte Costituzionale ha ribadito di recente. Ci sono impegni del governo centrale. Vedremo”.

Andiamo al concreto. Che cosa questo governo in carica ha fatto per il riequilibrio di una Italia duale?

“Non certo il reddito di cittadinanza..”

Questo, lo ha sempre detto, non le piace..

“No. Ammesso funzioni, tra ritardi e furbetti, ha al meglio un effetto palliativo del  drammatico disagio lavorativo senza contare gli effetti perversi sul quadro economico.”

Quali per esempio ?

“Consideri quelli che stanno sperimentando molti alberghi e ristoranti di località turistiche nel Sud, alla ricerca disperata di personale, con effetti negativi sull’offerta turistica. Si è ad una misura concepita male ed applicata peggio..”

E di buono non si è fatto nulla ?

“Mi sembra migliorato il riassetto dei fondi di Sviluppo e coesione realizzato con il decreto legge sulla crescita appena convertito in legge…”

 

Non c’è altro ?

“ Le misure sulla flat tax per gli stranieri che si trasferiscono al Sud. Misura quest’ultima che volevamo potenziare per la Sicilia, ma l’ignominia del voto segreto ha fermato la norma all’Ars, serve solo a coprire le coscienze dei pusillanimi non il voto di coscienza ….”

Qualche richiesta specifica, per chiudere ?

“Si . Abbiamo richiesto di riequilibrare gli errori della procedura impostata da Calenda per l’istituzione degli 8 Competence center sul digitale, centri di alta specializzazione finanziari con 73 milioni di industria 4.0 per spingere i territori nella trasformazione digitale…”

Correggere perché ?

“ Si tratta di un’imperdibile opportunità per la Sicilia che sta investendo ingenti risorse sull’Agenda digitale e la banda ultra larga. Ebbene, come si evince dall’infografica su 8 centri di eccellenza, ben 5 sono stati ammessi al Nord, 2 al Centro, 1 solo al Sud e nessuno nelle Isole. Ci vuol coraggio! Ho chiesto a Di Maio di dire cosa vuol fare per recuperare questo nuovo furto alla Sicilia”.

Non si può non dire che una fase nuova inizia. Nuova e non buona, a quel che sembra. Articolo 116, terzo comma della Costituzione, possibile la richiesta di autonomie speciali da parte delle regioni forti, rischio di ulteriore disgregazione. No ?

“È proprio così, in questo scenario, complesso e, per alcuni versi, contraddittorio, irrompe la questione del regionalismo differenziato …”

Lei lo teme?

“ Ci troviamo di fronte ad un bivio: procedere “per sottrazione” di materie allo Stato da parte delle Regioni economicamente più forti o in termini di riequilibrio e solidarietà nel rispetto dei princìpi di cui all’articolo 119”.

Le autonomie sono oggi sollecitate dalla destra. Le norme che le consentono sono state prodotte dalla sinistra. Tutti federalisti, meridionalisti compresi. Si è all’allucinazione globale?

“Karl Popper sosteneva che le Istituzioni sono come fortezze: esse devono essere ben progettate e gestite”.

E allora ?

“In assenza di una buona guarnigione, ogni fortezza è espugnabile. Così le Regioni, senza una classe dirigente di livello, sono destinate a soccombere. Ebbene le istituzioni regionali hanno una avuto una fase iniziale positiva, poi la confusionaria riforma del 2001 ha innescato processi di forte divaricazione, dove è prevalso il rendimento istituzionale. ..”

Precisiamo . Hanno retto queste fortezze in Sicilia ?

“Come le altre Regioni ha pagato la scarsa qualità della sua classe dirigente ..”

La politica debole ?

“ Classe dirigente dico. Non solo politica. Ma anche burocratica, imprenditoriale e sindacale, in gran parte rabberciata, riversa sulla gestione clientelare del consenso e delle risorse…”

Quando non corrotta ..

“Certo. O compromessa con la mafia e l’antimafia di convenienza. Mentre le Regioni del nord, investivano in conoscenza, innovazione, tutela della salute, qualità dei servizi. Ed oggi si paga il prezzo di questa marginalità che é culturale e politica, prima che economica…”

I regionalisti sostengono che le autonomie differenziate non toglieranno risorse alle regioni deboli. Sarà così ?

“ Tesi che mi pare azzardata in assenza di dati puntuali. Si è ad una narrazione di questo processo alterata dall’ingiustificata segretezza che sta accompagnando i rapporti tra le Regioni interessate ed il Governo”.

Nel silenzio del Parlamento…

“Io trovo difficilmente sostenibile la richiesta che, sulle intese raggiunte il Parlamento svolga solo un ruolo protocollare di approvazione senza poterle emendare. E poi c’è una questione cruciale nel tempi…”

Nei tempi ?

“Si perché il conferimento di funzioni e risorse deve essere contestuale, non anteriore, al riequilibrio delle infrastrutture tra zone deboli e zone forti. Altrimenti gli squilibri cresceranno. Inevitabilmente. “

Forse il problema è un altro. Le autonomie differenziate metteranno un freno alle redistribuzione, già scarsa, tra Nord e Sud ?

“Se il parallelismo che ho descritto salta, si rompe il modello costituzionale che coniuga autogoverno e solidarietà…”

Con quali conseguenze ?

“Semplice. Se prevale l’autogoverno sulla solidarietà, si aggraveranno le condizioni di frammentazione sociale e di desertificazione del Mezzogiorno..”

Molti economisti sostengono, che, a quel punto, non saranno guai solo per il Sud

“Hanno ragione. Ci sarebbero effetti depressivi anche per le imprese del Nord che perderanno segmenti di mercati di riferimento al Sud e saranno costrette a spazi di mercato all’estero… “

In quale misura ?

“ Faccia i conti. È stato dimostrato che, in termini di risorse finanziarie , dato 100 un investimento al Sud, circa 50 ritornano al Settentrione, perché da lì vengono le imprese, i prodotti ed i servizi. La contrazione dei trasferimenti e degli investimenti, quindi, non solo aggraverà il divario, ma attenuerà anche la competitività del sistema Paese”.

 

L'intervista del vicepresidente della Regione e assessore all'Economia, Gaetano Armao, è stata pubblicata sul blog dell'ex direttore del Giornale di Sicilia, Giovanni Pepi.