03/08/2019 06:00:00

Trapani, lo stato di totale abbandono del Cantiere Navale

 Un tempo pulsava di vita e di lavoro, il fiore all'occhiello dell'economia trapanese che ruotava attorno al suo mare e alle sue risorse. Oggi il Cantiere navale di Trapani è in stato d'abbandono ormai da otto lunghi anni. Dominato dal silenzio e da quei massi destinati al porto di Termini Imerese, mentre i capannoni, depredati di tutto e in balia del degrado, cadono a pezzi. Colpa della maledetta crisi economica, del calo di commesse, di investimenti azzardati. Ergo: licenziamenti, proteste degli operai che hanno fatto di tutto per difendere i propri posti di lavoro, occupando, con le loro famiglie, il Cantiere che poi era la loro casa. Tutto, inutile. Alla fine si sono dovuti arrendere. Anche i cosiddetti "pirati" della Marettimo M., la petroliera di 18 mila tonnellate, iniziata e mai finita, simbolo del fallimento del Cantiere. Gli operai, quelli che rappresentavano lo zoccolo duro, si erano barricati sulla nave, trascorrendo lì anche il Natale, lontano dalle loro famiglie. Al freddo, tra mille vicissitudini e con la consapevolezza che la loro era una lotta contro i mulini a vento L'occupazione della nave andò avanti per quattro mesi, dal novembre del 2011 al marzo del 2012.

Nel luglio del 2013 la Marettimo M. ha lasciato il porto di Trapani per raggiungere i cantieri navali di Palermo.

Nel 2009 era stata presentata come "la più grande petroliera mai costruita in Sicilia, un gioiello di ingegneria navale realizzato dal gruppo Satin-Cnt", ma è rimasta ormeggiata in attesa di una conclusione dei lavori che non è mai arrivata. L'operazione è stata seguita dalla banchina da alcuni operai che su quel gigante di metallo hanno lavorato per anni, fino all'agosto del 2011, prima dell'azzeramento del personale attuato a dicembre di quell'anno dall'azienda Cnt (Cantiere navale Trapani, dichiarata fallita ad aprile assieme alla Satin, società della famiglia D'Angelo). Adesso sembra muoversi qualcosa. C'è, infatti, una presa di posizione della Cgil che denuncia lo stato in cui versa il Cantiere navale di Trapani e i danni che continua a produrre la
mancata riapertura della struttura.Una parte nevralgica dell’area demaniale, assegnata dal Ministero dei Trasporti a una società romana, è stata concessa, in affitto per circa un anno, dal presidente dell’autorità di sistema portuale,
Pasqualino Monti, a una ditta che sta eseguendo i lavori di riqualificazione del porto di Termini
Imerese.“Se è pur vero – dice il segretario generale della Cgil di Trapani Filippo Cutrona - che alla società assegnataria dell’area non è stata preclusa la possibilità di prendere possesso dell’area demaniale è pur vero che l’aver dato in affitto una porzione dell’area rende oggettivamente impossibile avviare qualsiasi attività”. Per la Cgil dare temporaneamente in prestito, seppur la concessione è regolata da un canone, l’area demaniale sta continuando a determinare la paralisi delsettore della cantieristica, che rappresenta uno dei più importanti volani per lo sviluppo economico e occupazionale del territorio". Ancora più scandaloso è per la Cgil l’abbandono del bacino di carenaggio, un bene pubblico di proprietà della Regione siciliana per cui sono stati spesi milioni di euro. I lavori infrastrutturali si sono conclusi più di un anno fa, ma ancora non è stata avviata la ricostruzione dell’impianto elettrico, così il bacino di carenaggio è ormeggiato in uno stato di abbandono che rischia seriamente di comprometterne la funzionalità. “La chiusura del Cantiere navale di Trapani – dice il segretario Cutrona – si sta ripercuotendo non solo sull’economia e sull’occupazione, ma anche sui traffici marittimi commerciali e crocieristici che sono drasticamente diminuiti. A frapporsi allo sviluppo dell’intero sistema portuale – conclude - sono anche il rinvio dell’ escavazione del fondale e l’allungamento della banchina Garibaldi ”. La Cgil ha annunciato che chiederà al prefetto di Trapani l’apertura di un tavolo tecnico persollecitare il completamento delle opere e l’immediata riapertura del cantiere.
Alle accuse della Cgil, replica Pasqualino Monti, presidente dell'Autorità portuale di sistema della Sicilia Occidentale.
"Al di là del bacino di carenaggio - dichiara -, che non è di nostra proprietà e sul quale bisognerà interpellare la Regione siciliana, posso senza tema di smentita affermare che su quel Cantiere ci stiamo muovendo nel rispetto delle norme e con il necessario equilibrio, cercando di risolvere in tempi rapidissimi una situazione difficile e pesante che fa riferimento al passato e ad atti amministrativi adottati dall'Autorità marittima e dal Ministero".