Una campagna di ricerche archeologiche nelle "Acque segestane"
Ulteriori ricerche del dipartimento Culture e Società dell’Università di Palermo per la prima campagna di prospezione archeologica nel comprensorio di “Aquae Segestanae”, importante stazione di sosta lungo la via romana che univa Messina a Lilibeo (oggi Marsala).
La campagna archeologica è possibile dopo la convenzione stipulata dal Comune di Castellammare del Golfo con l’Università di Palermo: docenti ed allievi effettuano scavi e ricerche ed il Comune di Castellammare mette a disposizione un bene confiscato alla mafia. Secondo gli esperti, i primi risultati della campagna appaiono interessanti in vista di altri ricerche poiché nel periodo estivo, con la direzione del professor Aurelio Burgio, si è svolta una prima fase dell’iniziativa alla quale hanno partecipato studenti e dottorandi dell'Università di Palermo e di Algeri.
L’attività rientra nel quadro di una convenzione tra l'Università di Palermo, l'assessorato regionale ai Beni Culturali e la Soprintendenza di Trapani per attività di ricerca e studio nel territorio di Castellammare del Golfo così da censire i beni archeologici e valorizzare i siti di Aquae Segestanae e Calathamet (ricadenti rispettivamente nei Comuni di Castellammare del Golfo e Calatafimi-Segesta). L’attività è quindi finalizzata alla conoscenza e valorizzazione del comprensorio della valle del Fiume Freddo /Fiume Caldo, dell'area delle antiche terme e del vicino insediamento medievale di Calathamet.
«Caratterizziamo la nostra attività culturale secondo un alto profilo scientifico allo scopo di valorizzare il territorio poiché il nostro comprensorio vanta un patrimonio archeologico, architettonico, storico-artistico ed etno-antropologico molto ricco e di grande valore. Per questo abbiamo stipulato la convenzione con l’Università di Palermo –affermano il sindaco Nicola Rizzo e l’assessore alla Cultura Maria Tesè- al fine di consentire le attività di scavo e ricerca e contemporaneamente riutilizzare produttivamente socialmente i beni confiscati alla mafia come l’edificio in contrada Tavolatella che, dopo il nulla osta dell'agenzia nazionale per l'amministrazione e destinazione dei beni confiscati alla mafia, è stato messo a disposizione per ospitare gratuitamente il personale dell'Università di Palermo, limitatamente al periodo delle attività. La convenzione durerà 4 anni e potrà essere rinnovata in base ai risultati ottenuti. Con l’Università abbiamo instaurato un rapporto di collaborazione con particolare riferimento alle ricerche archeologiche -concludono il sindaco Nicola Rizzo e l’assessore Maria Tesè- e ad altre ricerche storiche, geografiche, antropologiche, artistiche, nonché altre iniziative culturali».
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