09/11/2019 10:00:00

Sicilia, a lavoro nei campi per tre euro l'ora. Otto arresti

 Arrivavano a Campobello di Licata, Favara, Palma di Montechiaro e Canicattì, ma anche a Riesi, Butera e Mazzarino - nel Nisseno - grazie ad un giro di visti turistici. Permessi che consentivano ad ucraini e moldavi di transitare dalla Polonia e, approfittando della libera circolazione del trattato di Schengen, organizzare i viaggi per l'Italia. A fargli ottenere quei visti turistici erano due donne di origine slovacca - madre e figlia - , ritenute le promotrici dell'organizzazione che sfruttava i braccianti agricoli. Uomini e donne, circa 100 quelli identificati durante le indagini, una volta arrivati nell'Agrigentino venivano alloggiati - pagando un affitto di 100 euro a posto letto al mese - in diverse abitazioni messe a disposizione sempre dai membri dell'organizzazione. Poi venivano «utilizzati» sui campi: costretti a stare in piedi per ore, raccogliendo uva o pesche, senza neanche potersi sedere un attimo, per tirare fiato, su una cassetta di frutta. A sorvegliarli c'era, del resto, un caporale. Ogni lavoratore costava circa 42 euro al giorno, ma riceveva una paga corrispondente a meno di 3 euro all'ora. Lavoravano - fra le 10 e le 12 ore al giorno - sotto il sole cocente o sotto la pioggia battente, 7 giorni su 7, festivi compresi.

Otto i fermi scattati, all'alba di ieri, a seguito dell'inchiesta contro il caporalato denominata «Ponos» che è la divinità greca depositaria dello spirito del lavoro duro e della fatica. Oltre alle due donne - Viera Cicakova di 59 anni e Veronika Cicakova di 27 anni - sono stati sottoposti a fermo di indiziato di delitto anche dei romeni, una ucraina e quattro agrigentini. Si tratta dell'ucraina Inna Kozak, 26 anni; dell'agrigentino Rosario Burgio di 42 anni; di Rosario Ninfosì, 52 anni, di Palma di Montechiaro; Vasile Mihu, romeno, di 43 anni; Emilio Lombardino, 46 anni, di Porto Empedocle; di Giovanni Gurrisi, 40 anni, di Agrigento e del romeno Neculai Stan di 62 anni. Gli indagati - numerosissimi oltre a quelli sottoposti al provvedimento di fermo - dovranno rispondere, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata alla illecita intermediazione e allo sfruttamento del lavoro, nonché di violazione delle disposizioni contro l'immigrazione clandestina. I provvedimenti sono stati eseguiti dai carabinieri del Comando provinciale di Agrigento e da quelli del nucleo Ispettorato del lavoro, tutti coordinati dal procuratore capo di Agrigento Luigi Patronaggio e dal sostituto Gloria Andreoli. Il giro d'affari, in termini di guadagno della presunta organizzazione e di risparmi illecitamente ottenuti per i mancati versamenti previdenziali ed altro, è stato stimato in circa un milione di euro a stagione.