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06/12/2019 06:00:00

La storia di Carlo "Cola" Licari e delle prepotenze a Porta Nuova e dintorni

 Il 25 Novembre scorso è morto Carlo Licari, conosciuto da tutti come "Cola". Malato da tempo, Cola Licari aveva 70 anni, ed è morto alla clinica Maddalena di Palermo, dove era ricoverato, a seguito di una delicata operazione chirurgica che ha avuto delle complicazioni. Licari era un personaggio molto noto in città, perché è stato per decenni il proprietario del bar "Moderno", di Porta Nuova.

Pregiudicato, era stato arrestato, nell'operazione "Black out", nel 2007 per favoreggiamento della latitanza dei capi mafia Natale Bonafede e Andrea Mangiaracina. Uscito di galera, era incorso in altre "disavventure", soprattutto a causa dei litigi con i nipoti. Ed infatti l'anno scorso era stato condannato per aver colpito la nipote con un casco. Nel 2017 era stato condannato a due anni di carcere per tentata estorsione proprio in danno della nipote. Questo perchè dopo essere tornato in libertà, avrebbe voluto tornare a gestire il bar, oppure incassare un indennizzo.

Il Gazebo di Porta Nuova -  Cola Licari era conosciuto perché per anni è stato il titolare del famoso “gazebo” nel piazzale di Porta Nuova davanti al prioprio Bar, poi alla fine confiscato, perché accanto alla porta monumentale di Piazza della Vittoria, a due passi dal parco archeologico. Fu costruito da Licari nell’assoluto silenzio della Soprintendenza dei Beni Culturali e del Comune che su quell’area, invece, dovevano vigilare. Il gazebo, una struttura di circa 80 metri quadri in vetro, ferro e plex posto tra la porta storica di Marsala e l’ingresso a Villa Cavallotti, è stato sequestrato dalla magistratura dopo la condanna in appello di Licari.

L'arresto e la condanna - Licari fu arrestato nel dicembre 2007, su richiesta della Dda di Palermo, insieme ai nipoti. Licari era già in carcere per favoreggiamento. Le accuse a vario titolo erano: estorsione, attentati incendiari e intimidazioni, favoreggiamento della latitanza mafiosa. La condanna del tribunale di Marsala per Carlo Licari fu di 5 anni e 2 mesi di carcere per favoreggiamento aggravato di soggetti appartenenti a Cosa nostra, e in particolare per avere agevolato la latitanza dei capimafia Natale Bonafede e Andrea Mangiaracina rispettivamente a capo delle famiglie mafiose di Marsala e Mazara, entrambi arrestati il 31 gennaio 2003 in una villa di contrada Sant'Anna. In appello la Corte ha anche aumentato la pena inflitta a Cola Licari in primo grado (da 5 anni e 2 mesi a 8 anni e 1 mese di carcere).

I "padroncini" di Marsala - Il sodalizio mafioso del quale faceva parte Cola Licari aveva preso di mira soprattutto i commercianti della centrale piazza della Vittoria, dove insisteva il suo bar. Diversi sono stati i “regolamenti di conti”. Licari e i nipoti furono i responsabili dell’estorsione e del danneggiamento contro Filippo Alagna e Michele Lombardo, gestori del locale “Morsi e Sorsi” in via Diaz. Vittima “eccellente” delle prepotenze dei familiari di Licari anche l’avvocato Stefano Pellegrino, oggi deputato all'Ars, che ai tempi ricopriva la carica di esperto giuridico del sindaco Renzo Carini, e fino a quel momento (settembre 2007) era loro legale di fiducia. All’avvocato diedero fuoco all’abitazione. Il giorno dopo, un altro avvertimento, ben più macabro. La porta dell’ufficio legale del professionista fu cosparsa di sangue e viscere di animali. La ragione dell’accanimento: i “padroncini” di Marsala non avrebbero gradito gli eventi organizzati dal Comune nell’ambito dell’ “Estate marsalese”.

Ecco un breve estratto del capitolo dal libro “Matteo Messina Denaro – L’invisibile” che tratta in un paragrafo proprio della vicenda di Cola Licari -  Cola Licari viene arrestato nel maggio del 2007. (…) L’ accusano di aver favorito la latitanza di Natale Bonafede, boss della famiglia di Marsala, e Andrea Manciaracina, capo mandamento di Mazara del Vallo, arrestati proprio a Marsala nel gennaio del 2003. (,,,) Era stato un collaboratore di giustizia a mettere gli investigatori sulla pista giusta: guardate che se c’è cercate il pezzo grosso della mafia di Marsala, il latitante Bonafede, dovete seguire quello del Bar Moderno. E Cola inconsapevole li porta dritta dritti dai boss, che stavano progettando un piano di fuga all’estero, in Venezuela, e avevano perso tempo perché aspettavano una dritta dagli amici del Belice, che i contatti con il Sud America li hanno robusti e consolidati da tempo. Nicola Licari è componente della famiglia mafiosa di Marsala, ha rapporti diretti con i boss latitanti, che ha aiutato e assistito. “Uomo d’onore riservato” lo definiscono i giudici nella sentenza di condanna. Ma è lui stesso a dirlo ai suoi nipoti: “Io sono stato furbo. Non ho mai dato confidenza a nessuno… se no a quest’ora sarei come gli altri… con diciotto anni di galera… quattordici anni…”. Tra gli attentati incendiari compiuti da Licari figura quello all’auto dell’allora Sindaco di Marsala Salvatore Lombardo, nel 1999, e diversi azioni estortive compiute dal 1994 in poi.



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