16/01/2020 06:00:00

Giulia Adamo e le spese pazze all'Ars. Oggi forse la sentenza. Cosa rischia

 Potrebbe essere oggi il giorno della verità per Giulia Adamo. E’ attesa per oggi, infatti, la sentenza del processo che vede imputata l’ex sindaco di Marsala con l’accusa di peculato. Il caso è quello delle cosiddette spese pazze all’Ars.

Le spese fatte con i fondi assegnati ai gruppi parlamentari, e quindi pagati con le tasse dei cittadini, per fini non propriamente istituzionali.
Una sentenza, quella attesa per oggi, che potrebbe anche essere determinante per la vita politica marsalese. In primavera si vota per il rinnovo di giunta e consiglio comunale e Giulia Adamo potrebbe essere tra le protagoniste della campagna elettorale, anche in prima persona, se dovesse uscire indenne dal processo.


I fatti risalgono a quando Giulia Adamo era deputata regionale, e ha guidato per diversi anni i vari gruppi in cui è transitata.
Durante l’ultima udienza che si è tenuta il 18 dicembre scorso l’avvocato Luigi Cassata, difensore di Giulia Adamo, ha ribadito l’estraneità della sua assistita e chiesto un’assoluzione piena per l’ex sindaco di Marsala. 


In quell’occasione doveva intervenire anche il legale di un altro imputato del processo, l’ex deputato regionale Rudy Maira, ma l’avvocato non era presente e il giudice ha fatto slittare l’ulteriore udienza, e probabilmente la sentenza, ad oggi. Il processo si tiene presso il Tribunale di Palermo, per Adamo la procura ha chiesto una condanna a 3 anni e nove mesi di reclusione.


E’ una faccenda lunga e tortuosa quella delle spese pazze all’Ars.
In principio erano novantasette, per la maggior parte deputati regionali, e qualche dipendente, finiti nei guai perchè accusati di aver speso i soldi destinati all'attività istituzionale per fini personali. Tra questi c'è anche Giulia Adamo che è stata capogruppo all'Ars del Pdl Sicilia e dell'Udc tra il 2008 e il 2012, quando era punto di riferimento di Casini in Sicilia.


Una vicenda giudiziaria lunga, cominciata nel 2014 quando Procura ordinaria e della Corte dei Conti cominciano a spulciare quello che combinavano a Palermo i deputati regionali. I fatti contestati risalivano alla legislatura 2008-2012, quella del governo Lombardo. La prima indagine coinvolse una novantina di politici, alcuni avevano spese sospette per poche migliaia di euro, altri, i capigruppo soprattutto, per centinaia di migliaia di euro. Spese pazze, appunto, che qualcuno è riuscito a giustificare. In molti sono riusciti a cavarsela con l'archiviazione, altri sono stati assolti dalla magistratura contabile. Per altri invece non c'è stato un esito positivo. Giulia Adamo è tra quelli a cui sono state contestate più spese. In principio, nella fase di indagine, le spese contestate all'ex sindaco di Marsala ammontavano a circa 500 mila euro. Per lei anche la contestazione delle spese sostenute dal suo gruppo che doveva controllare. In questi anni, dicevamo, i procedimenti si sono svolti in due binari paralleli. La magistratura contabile ha proceduto, in maniera più veloce, ad accertare l'esistenza, eventuale, di un danno erariale. Di pari passo ci sono state le indagini, più lente, della magistratura ordinaria, con le ipotesi di reato di peculato.


Il procedimento davanti alla magistratura contabile per Giulia Adamo si è concluso con la condanna definitiva a restituire alle casse pubbliche 165 mila euro.


La condanna è diventata definitiva dopo una prima condanna a 175 mila euro, una seconda condanna a 181 mila euro. Altra condanna definitiva è quella arrivata per le spese effettuate quando la Adamo era capogruppo del Pdl Sicilia: 65 mila euro.


Adesso si aspetta la parola dei giudici di Palermo. Una condanna sarebbe molto pesante da digerire per l’ex sindaco di Marsala, che terminò la sua avventura alla guida della città proprio per un’altra vicenda giudiziaria che la vide prima condannata e poi prescritta. Adamo nell’estate 2014, quando era appena scoppiato il caso delle spese pazze, venne condannata dalla Corte d’Appello di Palermo a 2 anni e 10 mesi e all’interdizione per 5 anni dai pubblici uffici per concussione. Sentenza che, sette giorni dopo, costrinse la Adamo a dimettersi da sindaco di Marsala. Anche perchè il prefetto di Trapani, sulla base della “legge Severino”, l’aveva già sospesa dalla carica per 18 mesi. Poi la Corte di Cassazione ha riformato il reato da concussione - per cui venne condannata Adamo in secondo grado - ad abuso d’ufficio, non punibile, però, perchè è intervenuta la prescrizione.


Spera di cavarsela anche questa volta l’ex sindaco di Marsala e poter tornare sulla scena politica lilibetana.
Si sta aprendo una campagna elettorale decisiva per le sorti della città, e Adamo potrebbe addirittura essere tra i candidati sindaci o comunque sostenere pesantemente qualche altro aspirante primo cittadino.