25/02/2020 07:00:00

Apicoltura in crisi in Sicilia. Nel 2019 registrata una perdita da quasi 7milioni di euro

 Tra la produzione del miele e della cera e l’impollinazione dei fiori, l’apicoltura è tanto delicata quanto fondamentale. Il valore economico varia a seconda di vari fattori. In Sicilia, come nel resto d’Italia, negli ultimi anni il settore soffre sempre più gli scherzi climatici, ma anche l’uso di pesticidi. La produzione crolla e per il solo miele di agrumi, lo scorso anno il calo dei ricavi in Sicilia è vicino ai 7 milioni di euro. A questo si aggiunge una legislazione “disomogenea e restrittiva”, secondo Giovanni Caronia, presidente dell’Associazione regionale apicoltori siciliani (Aras). “Una situazione devastante”, la definisce.

Da 10 a 80 mila api in ogni alveare
Gli apicoltori italiani, secondo i dati Ismea al giugno 2019, sono 51.578 di cui la maggior parte, circa 33.800 pari al 65 per cento, produce per autoconsumo. Il restante 35 per cento (17.767) sono apicoltori con partita iva che producono per il mercato che però hanno il 78 per cento degli alveari totali (984.422). In Sicilia ci sono 1510 attività per 127.458 alveari di cui 117.833 hanno una destinazione commerciale. “Siamo la terza regione d’Italia”. Ogni alveare, “a seconda dei periodi e del clima, può contenere da 10 a 80 mila api”, spiega Giovanni Caronia.

Apicoltura commerciale e amatoriale
La produzione del miele italiano è di 8 mila tonnellate, per un valore di oltre 61 milioni di euro. Tra il 2017 e il 2018 è anche aumentato del sette per cento il numero degli alveari. Sono cifre Istat, ma secondo le stime dell’Osservatorio nazionale sul miele sarebbero tre volte più alte. In realtà la produzione sarebbe di circa 23 mila tonnellate annue, frutto di 1,4 milioni di alveari. C’è da differenziare infatti tra una apicoltura aziendale e una amatoriale, al netto di quella commerciale non dichiarata. Tutti gli apicoltori sono comunque considerati importanti dall’osservatorio perché “nel mantenere in vita l’ape assicurano di fatto una indispensabile e capillare impollinazione”.

Oltre il miele, il valore dell’impollinatura
Le api non sono solo semplici produttrici di miele. Con la loro danza tra un fiore e un altro, sono anche responsabili del delicato equilibrio che c’è dietro l’impollinazione. Senza di loro, le piante, i fiori e i frutti non si sviluppano con le giuste caratteristiche. “Senza le api la coltivazione in serra non potrebbe esistere”. “Hanno provato a sostituirle, ma rimangono fondamentali”, dice Caronia. Una parte del lavoro dell’apicoltura imprenditoriale prevede la vendita di api proprio a tale scopo. In Sicilia lo si fa in particolare per le coltivazioni di cantalupi, fragole e angurie.

L’impollinazione diventa euro
Aras ha fatto una ricerca sul campo nel 2017 in 50 aziende che producono in serra in un territorio che va da Marsala a Pachino. Ne è venuto fuori che “un piccolo investimento” nell’acquisto di api per l’impollinazione, “moltiplica il valore”. Una spesa di circa 170 mila euro in api per la coltura delle fragole si è tradotta in un introito di 12 milioni di euro. L’anno prima, per i cantalupi sono stati acquistate api per un valore di 880 mila euro che poi hanno fruttato 29 milioni. “Un fatturato che vale 33 volte” l’investimento.

L’incognita clima e il danno da milioni di euro
La produzione di miele rimane comunque l’attività primaria dell’apicoltura. “Inizia tra marzo e aprile di solito”, ma negli ultimi anni è sempre più instabile con anche disomogeneità territoriali. Il 2018 è definito dall’osservatorio “un’annata estremamente negativa per il Sud, peggiore anche degli scorsi anni”, mentre per il Centro e per il Nord è definita “discreta”. La conseguenza in Sicilia è stata una produzione di miele di agrumi “molto disomogenea e ostacolata dal maltempo, con produzioni scarse e a macchia di leopardo”. Nel 2019, in tutto il territorio nazionale, la perdita produttiva stimata di miele di acacia e di agrumi è di oltre 10 mila tonnellate, pari a circa il 40 per cento della produzione media annua attesa in condizioni normali. Si tratta delle due principali produzioni del settore imprenditoriale, la prima soprattutto nelle regioni del Nord, la seconda in quelle del Sud del Paese. Un calo che in termini economici, si traduce in “almeno 73 milioni di euro”.

Il miele siciliano
Per il solo miele di agrumi, “coltivato in prevalenza nella Sicilia orientale e in parte meridionale”, si stimano 6,8 milioni di euro di mancato ricavo considerando 5,8 euro come prezzo medio al chilogrammo. Il calo è dovuto a un crollo di produzione di circa il 40 per cento. Nella parte orientale e centrale dell’isola la monoflora principale è quella della sulla. Se però, nel 2019, “si è prodotto bene nel palermitano, si è prodotto poco nella Sicilia centrale”. Il millefiori invece, che è in assoluto la produzione maggiore di tutti i miele, ha avuto “un crollo in primavera, in parte compensato dalla produzione estiva”.

Il 2020 sarà l’anno peggiore
Il 2020 si annuncia ancora peggiore per l’apicoltura siciliana. Sebbene siamo in inverno, le temperature fanno sì che dalle api venga percepito come primavera “quindi sono esplose le covate, le famiglie stanno benissimo e stanno raccogliendo”. Le grandi fioriture però ci saranno tra qualche mese e questo vuol dire che si potrebbe perdere la produzione monoflora. Mancando piante specifiche come la sulla, la prevalenza sarà del millefiori. Se non piove poi, non ci sarà neanche quello perché se il terreno è troppo secco “le erbe del millefiori, le leguminose, non vanno in fiore”. Non solo. Di solito prima dell’arrivo della primavera c’è un ritorno di freddo e pioggia e questo porta le api ad ottimizzare le riserve. “È successo l’anno scorso”, racconta Caronia. “Quando alla fine di aprile il tempo si è stabilizzato le famiglie erano, indebolite, senza nuove generazioni e senza riserve. Si sono riprese dopo un mese ma ormai le fioriture erano andate”.

Il danno dei pesticidi
Oltre agli effetti dei mutamenti meteorologici, sono numerose le segnalazioni di spopolamenti e cali nella produzione dovuti all’uso di pesticidi il cui maggiore produttore è la Bayer che ha acquisito la Monsanto. C’è un’emergenza neonicotinoidi. Il problema è che la legge nazionale e internazionale guarda l’impatto della sostanza sull’ape solo nel giro di 48 ore al fine di considerarlo innocuo. L’indice di mortalità accettato è di circa il 25 per cento, con effetti che pesano elle settimane successive. “Le api vanno fuori sincrono e non trovano più la strada di casa, non sono in grado di accudire la prole, non riconoscono più gli odori e hanno minori difese immunitarie quindi esplodono patologie che di norma l’alveare tiene sotto controllo”. Caronia paragona il cibo odierno delle api “al panino del fast food”. Le norme sembrano favorire i grandi produttori e il fatto che si parli di riforme da anni senza che mai vengano effettuate non aggiunge positività. Una zona grigia che caratterizzerebbe in particolare l’Europa. L’Efsa, l’autorità europea per la sicurezza del cibo, avrebbe già dato le nuove linee guida da adottare ma “la Commissione non lo fa tramite un meccanismo scandaloso che prevede una ulteriore commissione segreta”.

Specificità del comparto non colte dalla politica
Tra le altre problematiche dell’apicoltura, il presidente di Aras sottolinea che la legislazione italiana “ha recepito solo in parte le nostre esigenze”. La legge nazionale “è soggetta a varie interpretazioni” e la Sicilia lo fa in “modo restrittivo”. “È l’unica regione italiana che ci equipara ai produttori di latticini o molluschi”. Inoltre “non c’è attualmente una vera disposizione generale in proposito”. Ne deriva che le Asl si comportano in modo “disomogeneo o per passa parola”. I corsi di formazione “ci vorrebbero, ma quelli specifici non ci sono. Sopperiamo noi”. Caronia lamenta anche la mancanza di formazione specifica all’università e tra i veterinari. In Sicilia inoltre mancherebbe anche il funzionario preposto “c’è un incarico ad interim”. Ulteriore segno di un sistema “incapace” a cui si aggiunge una mancanza di “uniformità di posizione tra gli apicoltori stessi”.

 

Focusicilia.it



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