Ispettore di polizia mazarese assolto anche in appello da tre ipotesi di abuso d’ufficio
“Finalmente è finito un incubo per un grande servitore dello Stato”. E’ stato questo il commento espresso dall’avvocato Gianni Caracci subito dopo la conferma dell’assoluzione in appello per il 59enne ispettore di polizia mazarese Giuseppe Rifiorito, processato per tre ipotesi di abuso d’ufficio.
Nell’aprile 2017, il Tribunale di Marsala l’aveva scagionato in due casi con la formula “perché il fatto non sussiste” e in un altro “perché non costituisce reato”. Il pm Anna Cecilia Sessa, però, aveva proposto ricorso, ma questo è stato ritenuto “inammissibile per manifesta infondatezza e genericità” dalla prima sezione della Corte d’appello di Palermo (presidente Adriana Piras).
Il Pg, nella sua requisitoria, aveva chiesto la condanna del poliziotto a 2 anni e 4 mesi di reclusione. Secondo l’accusa, Rifiorito avrebbe vessato il presidente della Lega Navale di Mazara, Giovanni Rocca, con controlli alla struttura e multa per mancanza di un’autorizzazione reputata necessaria per una serata con musica e balli.
Della Lega Navale il poliziotto era anche socio e secondo alcune testimonianze pare ci fossero frizioni con il presidente. Alla prima udienza, infatti, Antonino Russo, componente del direttivo della Lega, ha detto che tra Rifiorito e Rocca ci sarebbe stata della “ruggine”. In soccorso del collega, è intervenuto, però, nel corso del processo, l’ispettore Pipitone, affermando di non avere intravisto irregolarità che nell’operato di Rifiorito. La multa a Rocca fu fatta perché per la serata di intrattenimento non fu chiesta l’autorizzazione alla Questura, ma vi era stata una semplice comunicazione al Commissariato di Mazara. Quest’ultima, per la Procura, era sufficiente. “Secondo me – ha detto, però, Pipitone – per questo genere di serate era necessaria la licenza del questore”. Nel corso del dibattimento, inoltre, all’imputato sono stati contestati altri due casi di abuso d’ufficio (per aver trattenuto, secondo l’accusa, una ragazza tunisina un’intera giornata in Commissariato, inducendola a presentare domanda di rimpatrio), tanto che il pm Anna Sessa ne aveva invocato la condanna a due anni e 4 mesi di reclusione. Dopo la requisitoria, però, nel corso della sua arringa, l’avvocato difensore Gianni Caracci aveva affermato: “A nostro avviso, non c’è stato alcun abuso d’ufficio. Non c’era nessuna volontà da parte di Rifiorito di danneggiare la Lega Navale italiana. Sulla questione, invece, di aver dato disposizione mentre era in ferie, noi sosteniamo che, sulla base del regolamento delle forze di polizia, queste sono in servizio permanente. Quindi, anche fuori dal normale orario di servizio o in ferie”. In aula, Rifiorito si era difeso affermando: “Ho sempre agito nel pieno rispetto di leggi e regolamenti. Mi ritrovo ad essere imputato solo per eccesso di zelo”. A difesa del poliziotto è sceso in campo l’ex commissario Palermo Patera. I fatti contestati a Rifiorito sono relativi all’agosto/settembre 2014. Nel processo, Rocca si è costituito parte civile. Ad assisterlo sono gli avvocati Antonino Carmicio e Giacomo Burzotta.
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