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04/03/2020 07:18:00

Sicilia, truffa nei finanziamenti all'agricoltura. In manette imprenditori e funzionari

 In Sicilia i finanzieri hanno arrestato imprenditori e funzionari, e sequestrato diverse aziende, nell'ambito di un'inchiesta sulle truffe per percepire indebitamente contributi pubblici per l'agricoltura.

Scoperta una maxitruffa sui fondi agricoli all'Unione europea e alla Regione siciliana che ha portato agli arresti anche dei funzionari della Regione. I finanzieri del Nucleo di polizia economico finanziaria di Palermo, nell’ambito di indagini coordinate dalla Procura della Repubblica del capoluogo, hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di applicazione di misure cautelari emessa dal Gip del Tribunale di Palermo nei confronti di 24 persone, di cui 4 sottoposti a custodia cautelare in carcere, 12 ristretti agli arresti domiciliari, 8 sottoposti all’obbligo di dimora nel comune di residenza con contestuale obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.

Con lo stesso provvedimento il Gip ha disposto il sequestro preventivo di 14 imprese, 3 delle quali con sede all’estero (Ungheria, Austria e Romania), per un valore di circa 24 milioni di euro, nonché il sequestro, anche per equivalente, di disponibilità finanziarie, beni mobili e immobili per oltre 12,5 milioni di euro, pari all’ammontare dei contributi pubblici indebitamente percepiti. Bloccata, inoltre, l’erogazione di contributi indebiti per ulteriori 3,5 milioni di euro. I reati contestati sono, a vario titolo, associazione per delinquere, truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio, falsità materiale e ideologica in atto pubblico, rivelazione di segreto d’ufficio, soppressione e occultamento di atti pubblici.

 A finire in carcere nella notte i fratelli Francesco e Giovanni Salvatore Di Liberto, di 44 e 41 anni, l’ex funzionario dell’Ipa ora in servizio al dipartimento regionale dell’agricoltura Filippo Cangialosi (54) e l’amministratore unico della Meatech GmbH Paolo Giarrusso (54). Ai domiciliari l’ex sindaco di San Cipirello Vincenzo Geluso (49 anni), ora componente dell’Ufficio di gabinetto dell’assessore regionale all’Agricoltura Edy Bandiera, Antonino Cosimo D’Amico (56), già ispettore capo dell’Ipa di Palermo e attualmente dirigente del dipartimento regionale all’Agricoltura e Ciro Maurizio Di Liberto (47) tecnico progettista della Di Liberto srl (fratello di Giovanni Salvatore e Francesco).

La lista continua con Nunzia Salvina Pipitone (37), prestanome nonché moglie di Giovanni Salvatore Di Liberto, Roberto Percival (61), intermediario all’estero dei fratelli Di Liberto, Marco Iuculano (49), rappresentante legale della Lpb soc. coop, Giovanni Calì (62), attuale rappresentate legale della General Tec soc. coop., G.G., avvocato e imprenditore agricolo, Alessandro Mocciari Li Destri (47), imprenditore agricolo, Giuseppe Taravella (60), già legale rappresentante del Consorzio agrario di Palermo scarl e poi in servizio presso l’Ispettorato dell’agricoltura di Palermo e gli ingegneri di Marineo Riccardo Puccio (42) e Francesco Sclafani (71). Obbligo di dimora nel comune di residenza e di presentazione alla polizia giudiziaria per Lillì Napoli (60) e Maria Luisa Virga (52), dirigenti dell’Ipa di Palermo, Gaetano Ales (53), funzionario dello stesso ente, Salvatore Picardo (58), responsabile dell’area 4 tecnica - Suap del comune di San Cipirello, Ciro Spinella (65), agronomo di Marineo, Girolamo Lo Cascio (49), già rappresentante legale della General Tec soc. coop., Alessandro Russo (41), tecnico progettista della Di Liberto srl e Maria Concetta Catalano (62), dirigente dell’Ufficio intercomunale dell’agricoltura “Basse Madonie”.

LE INDAGINI. Sono due i filoni di indagine: il primo riguarda i finanziamenti pubblici percepiti indebitamente, il secondo, invece, è incentrato sull’operato dei funzionari pubblici che avevano il compito di controllare i requisiti e l’attribuzione dei punteggi per l’ammissione al contributo delle domande di finanziamento.

Dagli accertamenti sulle domande, è stato appurato che nel periodo 2012 - 2018 sono stati percepiti finanziamenti per un valore di circa 10 milioni di euro da due società riconducibili direttamente o indirettamente ai fratelli Giovanni Salvatore e Francesco Di Liberto di Belmonte Mezzagno.

Le intercettazioni hanno messo in luce il meccanismo attraverso cui avrebbero ottenuto i fondi pubblici in modo illecito grazie al supporto di professionisti e alla compiacenza di Filippo Cangialosi, funzionario istruttore all'Ipa di Palermo.

Secondo le indagini i fratelli Di Liberto, anche mediante fatture false, sarebbero riusciti a incassare indebitamente anche la prima tranche di una terza domanda di finanziamento di circa 2,5 milioni di euro.

In sostanza avrebbero documentato costi superiori a quelli effettivamente sostenuti per la realizzazione dei programmi di investimento attraverso false fatturazioni da parte di società italiane ed estere, avrebbero utilizzato false documentazioni, sia bancarie che amministrativo-contabile, falsificato certificati dell’Asp di Palermo.

LA CORRUZIONE. Il secondo filone, invece, ha permesso di accertare la corruzione, ovvero l’esistenza di pratiche clientelari per favorire alcune domande di finanziamento nell’ambito dei Psr Sicilia 2007/2013 e Psr Sicilia 2014/2020, da parte di dipendenti pubblici in servizio all'Ipa di Palermo.

I riscontri effettuati dalle Fiamme Gialle hanno consentito di accertare l’esistenza di molteplici cointeressenze tra i soggetti privati proponenti le domande di finanziamento e i dirigenti/funzionari dell’IPA di Palermo, finalizzate all’illecito ottenimento di rilevanti finanziamenti pubblici concessi dalla Regione Siciliana attraverso l’alterazione o addirittura la sostituzione dei documenti posti a supporto delle richieste.