La rivolta al carcere di Trapani. Cos'è successo
L'elicottero della polizia sorvola il carcere di Trapani “Pietro Cerulli”. Tiene d'occhio i circa 50 detenuti che sono saliti sul tetto della casa circondariale armati di spranghe e bastoni. Ad aizzare la loro rivolta diverse persone, nel quartiere San Giuliano, che urlavano “fuori! Fuori!”.
E' l'immagine della giornata di passione nel carcere di Trapani dove ieri si sono vissuti momenti di alta tensione per la rivolta dei detenuti del penitenziario.
Una rivolta che segue quelle, simili, in altre case circondariali d'Italia dopo le restrizioni alle visite per contrastare il diffondersi del Coronavirus.
Sono circa le 14 quando scoppia la protesta nella casa circondariale.
Materassi date alle fiamme, devastazione, tensioni. Sono una cinquantina, forse di più i rivoltosi del penitenziario. Riescono a salire sul tetto.
Le strade che circondano il penitenziario trapanese sono bloccate dalle forze dell'ordine. Sul posto arrivano vigili del fuoco e ambulanze. Due elicotteri della polizia perlustrano la zona.
Fuori i familiari dei detenuti riescono a guadagnare il tetto di un edificio ed espongono uno striscione, “liberi! Indulto!”. Li spalleggiano i detenuti, dal tetto del carcere: “famiglie aiutateci”.
La tensione sale, dentro e fuori. Al “Pietro Cerulli” arrivano gli agenti in assetto antisommossa. Dentro, per tentare di placare gli animi. Fuori per evitare il peggiorare della situazione con i familiari.
La casa circondariale ricade in una zona, San Giuliano, da sempre non proprio vicina alle forze dell'ordine.
I detenuti urlano, salutano i familiari. E' una sommossa con quel fumo che fuoriesce dalle celle che preoccupa.
Passano le ore, la situazione piano piano si calma. I detenuti parlano con qualcuno della polizia penitenziaria. Si proverà a trovare una soluzione, in videoconferenza, per i colloqui con i familiari.
La situazione si calma in serata. I detenuti rientrano piano piano nelle celle. Una rivolta placata dopo ore di paura.
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