L'incredibile storia dell'organo monumentale La Grassa
Nelle nostre vite c’è sempre una musica che ci segue. Un’inspiegabile melodia da cui cominciano le nostre giornate, e senza la quale tutto perderebbe senso. Capita, a volte, di fare al contrario. Non di farsi seguire da quel suono, ma di inseguirlo noi. E quando succede, si scoprono storie inattese, verità su di noi che non cercavamo e che ci permettono di conoscere meglio chi siamo.
È capitato a Giuseppe La Grassa che in questo modo ha scoperto di essere discendente di un certo Francesco La Grassa, vissuto tra il 1802 e il 1868, autore dell’organo monumentale della Chiesa di San Pietro di Trapani. Le indagini su questo personaggio siciliano poco noto lo conquistano: Francesco non è solo un geniale costruttore di organi, ma dà inizio a una tradizione familiare, i suoi figli e i suoi nipoti si dichiarano tutti organari o almeno organisti. Recentemente Giuseppe è venuto addirittura a sapere da alcuni suoi parenti americani che il suo bisnonno Salvatore andò in Tunisia a costruire un organo. Una vicenda ancora tutta da esplorare.
Di tutto ciò, non esistono documenti diretti, tutte le informazioni che finora ha raccolto sulla sua genealogia sono tratte da libri o da voci di congiunti. I suoi genitori non erano a conoscenza di questo singolare passato musicale.
La fonte più importante è sicuramente il volume di Vincenzo Regina, L’organo a sette tastiere, che ha l'unica pecca di non citare mai le fonti da cui attinge le informazioni. Ma ci dà modo, comunque, di ricostruire parzialmente l’incredibile vita di questo mitico progenitore, Francesco.
Nato da una famiglia benestante di Palermo, i suoi genitori si ammalano e muoiono quando è ancora un bambino. Trova ospitalità a casa dello zio, ma i continui conflitti con la famiglia acquisita lo portano a scappare, dapprima rifugiandosi dalla nonna. Non ha un’istruzione né accademica né tantomeno musicale, ma già a quattordici anni si impiega nella bottega di un falegname. Un giorno in una chiesa si trova davanti a un organo, e comincia a copiarne mentalmente le forme, desiderando con tutto sé stesso di riuscire a replicarlo, riuscire a costruire anche lui una macchina dei sogni così stupefacente, capace di dare voce a tutti gli strumenti, di eseguire composizione celestiali, divine.
Non passa molto perché questo suo desiderio diventi realtà. Realizza il primo organo a Sciacca e successivamente viene chiamato a Trapani, alla chiesa di San Pietro, dove lavora per undici anni, dal 1836 al 1847. Gli danno fondi illimitati, la chiesa vuole realizzare uno strumento fuori dal comune, e Francesco infatti costruisce davvero un organo monumentale che non ha simili al mondo: può riprodurre tutti gli strumenti musicali esistenti, e persino alcuni suoni naturali, possiede tre diverse console e una serie di sette tastiere. Per suonarlo idealmente occorrono tre musicisti, ma possono arrivare a sei suonando a quattro mani.
Non si riesce a capire perché questa rarità isolana sia molto poco conosciuta. Anche se è vero che nel Novecento la sua storia incontra diverse difficoltà. La chiesa che viene bombardata durante la Seconda Guerra Mondiale, il terremoto della valle del Belice nel Sessantotto. Quando anni fa si decidono ad affidare i lavori di restauro, un’ulteriore sfortuna tocca al capolavoro di La Grassa: il restauro venne affidato a una ditta che stava andando in fallimento. Ragione per cui quando questa ditta lo smonta, non documenta la tecnica di elaborazione dell’organo: un elemento importantissimo per venire a capo dei misteri di realizzazione dell’opera.
L’organo viene quindi riportato a Trapani, e il restauro affidato a un’altra ditta, che riprende il lavoro della precedente, giunge finalmente a termine. Nel 2003 un grande concerto alla presenza dell'allora presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, ne corona l’importanza.
Ma dopo questo momento un’ombra di dimenticanza si getta su di esso. Non si organizzano mai concerti con grandi musicisti. Un regista voleva farne un documentario, ma rimase deluso dalle lungaggini burocratiche locali.
Avrebbe bisogno di un nuovo restauro e oggi si presenta una grande occasione: è possibile votare l’opera di Francesco La Grassa come Luogo del Cuore del FAI per permettergli di ottenere un contributo per la sua salvaguardia.
Una musica ci segue, anche se spesso non ci accorgiamo di essere noi a inseguirla. E questa volta, il suono che sentiamo, è quello di un coro angelico suonato con le sette tastiere della chiesa di San Pietro, a Trapani.
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